Vocazione religiosa

La vocazione religiosa rappresenta una tipica figura di sequela del Signore centrata soprattutto sull’impegno a vivere i tre consigli evangelici: castità, povertà e obbedienza.
Ogni elemento della sua identità è affermato dal documento conciliare “Perfectae caritatis”, dedicato appunto alla vita religiosa, dove si legge che la sequela di Cristo deve essere sempre risposta alla sua chiamata: “I membri di qualsiasi istituto (religioso) ricordino anzitutto di aver risposto alla divina chiamata con la professione dei consigli evangelici…”
Poi, sull’impegno dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, vi si trova scritto che “i chiamati da Dio alla pratica dei consigli evangelici, ne fanno fedelmente professione, si consacrano in modo speciale al Signore, seguendo Cristo… casto e povero e obbediente…”

Nel documento sono evidenziati anche altri elementi della vocazione religiosa quali: la preghiera (n.6), la vita contemplativa (n. 7), la vita attiva (n. 8), la vita monastica e conventuale (n. 9), la vita religiosa laicale (n.10), la vita comune (n. 15) e altri.

La vocazione religiosa si caratterizza, poi, in modo più specifico, secondo il carisma del fondatore che, su ispirazione del Signore, ha iniziato una determinata congregazione religiosa. Per questo esistono varie congregazioni religiose unite dall’impegno dei voti, ma diverse per stile di vita e impegno apostolico.
Alla radice di ogni vocazione religiosa c’è una chiamata del Signore cui deve corrispondere una ricerca personale della propria vocazione.

Per coltivare questa ricerca in Diocesi è possibile rivolgersi al Centro Diocesano Vocazioni (responsabile: don Daniele Bonini, cell. 338-2596286) oppure ai responsabili vocazionali della varie congregazioni religiose.

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