| Casa della Carità "Dono d'amore" Via Nazionale, 78/B 43030 Gaiano (PR) Tel. 0521-809012 e-mail:
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L’INAUGURAZIONE 
Sabato 21 novembre 2009 | | Alcuni momenti | della celebrazione | | |
Un sogno C’è chi lo chiama caso, chi Provvidenza. Si può leggere così l’intreccio di incontri, di sogni, di ideali, che ha permesso la costruzione e la realizzazione della Casa e che si inizia a concretizzare, come compare sul diario, con le prime riunioni dell’estate del 1977. Alle origini, la vicenda di una giovane donna di Gaiano, Ines Piazza che, nel suo percorso di malattia incontra monsignor Prandi, fondatore delle Case della carità e della congregazione delle Carmelitane minori della Carità (di cui poi entrerà a far parte) e si fa tramite per farlo conoscere al suo parroco, che portava nel cuore il desiderio di realizzare qualcosa per chi è nel bisogno. La festa attuale rimanda così ad un passato, non troppo lontano e a volti di fratelli e sorelle che sono già nell’abbraccio di Dio Padre.  Si legge in un verbale datato 19 ottobre 1977: «Questa Casa della carità, come tante altre già sorte, deve esserla di nome e di fatto. Ad essa potranno accedere e saranno considerate benvenute le persone che per la natura della loro malattia e per gli impedimenti di ogni ordine che ne derivano, trovino difficile collocamento presso altri istituti assistenziali e religiosi». Significativamente la Casa è stata chiamata “Dono d’amore”: dono per chi la abita, dono per chi la incrocia nella propria vita. Dono d’amore per la nostra diocesi, scelta come stele giubilare dal vescovo Bonicelli, ad indicare una costruzione mai terminata, un pellegrinaggio mai concluso, un di più di amore verso cui siamo sollecitati. Don Mario Prandi Così l'ha pensata il fondatore Una casa eucaristica Le Case della Carità sono necessarie per annunciarea tutti il mistero nascosto di cui parla san Paolo nella lettera agli Efesini (cfr. Ef.3) e non per fare dei proseliti o per un miraggio espansionistico. Sono particelle impegnate in questo annuncio del mistero nascosto che è l’amore, l’amore a Dio per gli uomini. L’annuncio non è fatto con grandi mezzi e con grandi opere, ma solamente offrendo i tre pani. Parola di Dio, eucaristia e culto dei poveri.
E’ una cosa piccolissima, un seme, che sembra scomparire, quasi inutile di fronte al grande problema della fame, della povertà, delle malattie, ma che invece può essere un fermento, il pugno di lievito della parabola. La casa della Carità è una casa eucaristica, non soltanto perché vi si celebra l’Eucaristia, ma proprio perché l’Eucaristia deve essere la legge, il senso fondamentale della sua vita. Le case della carità non sono primariamente il servizio all’uomo, ma il servizio liturgico dell’Eucaristia e all’Eucaristia, che continua e si completa nel servizio agli ultimi, fratelli del Signore e membra del suo Corpo. La casa della carità è una contestazione positiva di ciò che è sbagliato nella nostra società, una società in cui l’unità di misura è l’efficientismo, dove il valore dell’uomo è affidato ad elementi esterni (soldi, bellezza, salute, ecc.), una società in cui diventa sempre più reale la possibilità della eutanasia e della manipolazione genetica. L’uomo è in pericolo: c’è bisogno che il nostro cuore si ribelli davanti a questo disprezzo dell’uomo...Le nostre Case della Carità sono il segno concreto di quello che pensiamo della persona umana. → Link al sito della Congregazione mariana delle Case della Carità. • AMARCORD • 13 maggio 1982. La “Casa della carità” di Gaiano è finalmente una realtà: queste le parole scritte nel diario della Casa. Non manca anche una sorta di cronaca di quella giornata speciale, ma semplice nello stesso tempo, nello stile della Casa. Leggiamo in una pagina a firma di don Cesare Ghirini: «Senza alcuna forma reclamistica, il vescovo del Madagscar monsignor Gilbert Ramanantoahina, vescovo della diocesi di Pianarantsoa, a Roma per la visita ad limina, dopo la santa messa concelebrata, ha benedetto ogni locale dei tre piani della casa. L’Omelia è stata tenuta da mons. Mario Prandi, fondatore e superiore delle Case della carità. Il suo commento alla festa è stato chiaramente riassunto: si parte dal Signore presente nella Parola e nell’Eucaristia per arrivare ai minimi, cioè ai più bisognosi, e non viceversa. Concelebranti: oltre al vescovo, monsignor Mario Prandi, don Giovanni Coruzzi, don Giulio Ranieri di Collecchio, don Franco Minardi di Ozzano Taro, il sottoscritto don Cesare Ghirini parroco». Interessante l’augurio di allora: «Nel nome del Signore si gettano le fondamenta delle Case della Carità. Nel nome del Signore noi ci auguriamo che anche quella di Gaiano possa fare tanto bene».
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