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“Ho un popolo numeroso in questa città” Educare alla vita buona del vangelo a Parma
Attuazioni e sviluppi per l’anno pastorale 2011–12 © VITA NUOVA, VIETATA LA RIPRODUZIONEScarica il documento in versione pdf Siamo al terzo anno della lettera pastorale, “Ho un popolo numeroso in questa città”, anno del Nuovo Assetto della Diocesi, dell’impegno per la formazione come prima attuazione, della scelta dell’educare alla fede operata da tutta la chiesa italiana. La chiesa è comunità voluta dal Signore e in Lui affonda le sue radici. L’esperienza, come ampliamente dimostrata dalla visita alle zone pastorali della diocesi, indica proprio nella vita secondo lo Spirito l’unica possibilità di attuare la missione della nostra chiesa, progredendo sulla via della comunione, dell’incontro reciproco, della missione. Questa riflessione, fedele alla lettera pastorale, parte dalla realtà della Chiesa di Parma: comunità cristiana che qui e ora è e vuole essere segno del Signore Risorto. Oggi è chiamata ad una rinnovata conversione alla comunione per la missione. Per questo la presente nota attuativa vuole porre la sua attenzione e il suo cuore nell’Eucaristia nel Giorno del Signore. Solo se convergeremo al Signore che si offre a noi nell’Eucaristia, saremo più prossimi gli uni agli altri, per annunciare il suo Vangelo.
1. Mense diverse, un unico Pane
a. Dalla casa alla Chiesa.
Mangiare non è solo nutrirsi, è fare comunione! Da sempre prendere cibo insieme è un atto di comunione, un atto sacro. Un valore particolare ha la tavola di casa. Trovarsi a mangiare insieme, in famiglia, è continuare l’esperienza che è all’origine della nostra vita. Il primo cibo, infatti, il latte materno, è comunione con la madre, che a tavola si allarga all’intera famiglia. Ogni cibo che non è comunione condivisa non può saziare. Trovarsi a pranzo per ordire il male contro gli altri contraddice il senso vero della convivialità che è la comunione. L’Eucaristia chiede che ci sia pane sulla tavola di tutti e nessuno si trovi a soffrire per l’ingordigia degli altri. Un monito per il nostro stile di vita: di ognuno di noi, delle nostre famiglie, delle nostre comunità, fino ad interessare i rapporti tra gli stati. “La comunione eucaristica, cari amici, ci strappa dal nostro individualismo, ci comunica lo spirito del Cristo morto e risorto e ci conforma a lui; ci unisce intimamente ai fratelli in quel mistero di comunione che è la Chiesa, dove l’unico Pane fa dei molti un corpo solo” (Benedetto XVI omelia al Congresso Eucaristico di Ancona) La comunione del pasto accomuna la casa alla chiesa che si riconosce alla mensa del Suo Signore (HP 16 s ). Lì si genera la Comunione con il Cristo che dà la vita e tra i fedeli che si nutrono della sua Parola e del suo Corpo e del Suo Sangue. Prende, così, forma la chiesa, con membra diverse tra di loro che mantengono la loro specificità, identità e funzione, componendo armoniosamente l’unico Corpo il cui Capo è il Signore. Tutti i battezzati sono chiamati attorno all’altare. L’Eucaristia non è una cena per pochi. C’è un posto che spetta pure a coloro che non possono prendere il Pane Eucaristico. Anche per loro il Signore si è offerto in croce. Nella grazia del Battesimo, che non viene mai meno, continua a donare la comunione con Lui. Tutti siamo, a livelli diversi, membra vivi della sua chiesa. All’eucaristia nel giorno del Signore ognuno è atteso, la casa e la chiesa si incontrano perché tutti abbiano il Pane che li sostenta.
b. A cena da Simone il lebbroso ( Mc 14, 3- 9) Tante volte i dodici sono andati a cena con Gesù. Anche lì annuncia il suo messaggio. Va da tutti, pure dagli esclusi, dai pubblicani e dai peccatori, dimostrando una sovrana libertà. Gesù è libero, non soggetto ad alcun pregiudizio, a tutti proclama il vangelo. Nel clima conviviale la Parola va diretta al cuore del suo ospite o di chi è a cena con Lui. A Betania, nella casa di Simone il lebbroso (Mc 14,3 ss), due giorni prima della Pasqua, succede un fatto nuovo. Una donna rompe un vaso di alabastro versando il profumo sul suo capo. I moralisti ipocriti (la morale è un’altra cosa!) tuonano scandalizzandosi: se ne potevano ricavare trecento denari per i poveri. Ma Gesù: “i poveri li avete sempre con voi…non sempre avete me…ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura”. Consacra quello slancio di donna, quel gesto giovane e forse non razionale, come lo è soltanto l’amore: “Dove sarà proclamato il vangelo in tutto il mondo, in ricordo di Lei si dirà anche quello che ha fatto”. ( Mc 14,9) L’amore totale, l’offerta di sé al Signore, l’Amato, non va mai perduta, ma dura per sempre. L’amore vero vale ben di più di trecento denari! All’Eucaristia nel Giorno del Signore riaccendiamo l’entusiasmo della fede, di una Chiesa libera, mai rassegnata, viva nella carità.
b. La cena del Signore ( Mc 14, 10 ss)
La cena da Simone ha un tono particolare, ma non come la cena che seguirà. Il Vangelo di Marco ( Mc 14,12 ss) ce la presenta a colori forti, tenendo Gesù al centro di tutto. Egli domina ogni cosa, è vero Dio e vero uomo. Sa della sua morte, ma è libero di fronte ad essa. Non perde il dominio di sè e della coscienza del suo mandato. Gesù dà disposizioni per la cena: prevede e preannuncia quello che dovranno fare i discepoli, sa del tradimento di Giuda, ma non scappa, anzi offre se stesso anche per lui. Annuncia che gli stessi amici lo lasceranno, ne è cosciente, ma li chiama già a stare con lui di nuovo, dopo la risurrezione, in Galilea. Certo le tenebre ci sono, ma la luce sarà vittoriosa, in un crescendo che non potrà essere sconfitto. In questo quadro Gesù celebra la Pasqua, la sua Pasqua. E’ infatti il tempo della Pasqua degli ebrei e Gesù celebra con la sua nuova famiglia, la cena antica che diventa, con Lui, nuova: non più fondata sul sacrificio dell’agnello, ma sul suo Corpo e sul suo Sangue versato per molti. Non è una profezia lontana, davanti c’è la croce; non è un ricordo: è al presente che lui si dona: “Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue versato per voi”. Si apre il futuro della nuova ed eterna alleanza per e con una comunità nuova che raggiunge le donne e gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi: la chiesa! A loro dice: “prendete, mangiate, bevete…” Dona se stesso alla Chiesa che non potrà più stare senza di Lui e che dovrà annunciarlo e offrirlo con tutta se stessa: “date loro voi stessi da mangiare”, aveva detto ai discepoli alla moltiplicazione dei pani. La Carità di Cristo sollecita la Chiesa ad accogliere ogni persona, a riconoscerne e tutelarne la dignità, a dare sempre il pane – la fame non va in ferie! – con la mano amica del Signore che, commosso, tocca ogni persona (Mc 2,41) che nel bisogno si rivolge a Lui. All’Eucaristia nel Giorno del Signore si rinnova il mandato della chiesa: annunciare il Vangelo con la Parola e la Carità che, mai disgiunte, raggiungono ogni creatura.
2. Il nuovo anno pastorale 2011 – 2012
a. L’Eucaristia nel Giorno del Signore
Nel nuovo anno pastorale chiediamo al Signore di essere rafforzati nella comunione con Lui e con i fratelli alla mensa eucaristica. Rimettiamo al centro del tempo il Giorno del Signore, rinnovando l’impegno di celebrare meglio l’Eucaristia, rendendo le nostre assemblee più autentiche, accoglienti e vere. Tutti hanno il diritto di vedere in noi i frutti dell’Eucaristia: chi è più vicino, chi abbiamo allontanato, i deboli e i poveri. La domenica diventi anche il giorno della famiglia, della carità, in una relazione testimoniante. L’Eucaristia sostiene uno stile di vita radicato in Gesù che si offre per noi; suscita l’ansia della giustizia che, se rifiutata, nega la dignità alla persona umana; apre la strada alla pace che scaturisce solo da un cuore in pace con se stesso e con Dio. L’Eucaristia sostiene la chiesa, rafforza le fondamenta della città, diventa pane sulla mensa dei poveri. “Nutrirsi di Cristo è la via per non restare estranei o indifferenti alle sorti dei fratelli, ma entrare nella stessa logica di amore e di dono del sacrificio della Croce; chi sa inginocchiarsi davanti all’Eucaristia, chi riceve il corpo del Signore non può non essere attento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo, e sa piegarsi in prima persona sul bisognoso, sa spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rivestire chi è nudo, visitare l’ammalato e il carcerato” (Benedetto XVI omelia ad Ancona). La nostra chiesa ha bisogno dell’Eucaristia, ha bisogno della comunione e della carità che l’Eucaristia genera per educare alla fede, per attuare il Nuovo Assetto della Diocesi, per il riconoscimento e la formazione di ogni ministero. Ha bisogno di preti che la celebrino! Mosè ha chiamato dei giovani per offrire il sacrificio (Es 24), un giovane ha dato i suoi pesci e il suo pane (Gv 6,9) perché il Signore li moltiplicasse, grazie a lui tutti hanno avuto il pane disceso dal cielo…Nella chiesa e per il mondo la presenza dei sacerdoti è necessaria, perché il pane sia ancora spezzato e diventi il cibo dei pellegrini. Deve diventare normale per un giovane interrogarsi sulla vocazione presbiterale, sulla vocazione alla vita consacrata e sulla vocazione al matrimonio. Deve essere consueta nelle famiglie la preghiera, testimoniata dalla vita, per la vocazione dei figli e la supplica per il dono di un figlio prete. Nelle parrocchie deve rinnovarsi lo sforzo per promuovere una pastorale giovanile coraggiosa, intelligente, capillare e organica nella quale le ragazze e i ragazzi possano educarsi all’amore accogliendo ogni chiamata del Signore. Signore, rallegra la Chiesa di Parma di famiglie feconde di ogni vocazione e del coraggio di ragazze e ragazzi che le accolgano con gioia. Guarisci la sterilità della nostra chiesa: donale sposi che si amano, ricolma il carisma dei consacrati di volti numerosi, dacci tanti preti santi. Non dimenticarti della tua Chiesa, rendila feconda di tutti i tuoi doni!
b. Il terzo anno della lettera pastorale. La lettera pastorale triennale “Ho un popolo numeroso in questa città” conclude il suo percorso con l’anno pastorale 2011 – 12. E’ tempo di verificare il raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo proposti e di porre attenzione all’educazione cristiana e all’appello alla carità, come ci è presentato nella terza parte. Nell’anno pastorale dovremo affrontare anche alcuni delicati e decisivi impegni: • il Nuovo Assetto della Diocesi. Ormai è giunto – attraverso un dialogo capillare - ad una definizione geografica e all’enucleazione dei punti essenziali che lo identificano. Tra breve sarà emanato il decreto generale attuativo che promulgherà le nuove parrocchie in vista della prossima visita pastorale. • La ricezione degli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana per il prossimo decennio contenuti nel documento “ Educare alla Vita Buona del Vangelo”, che ben si collegano alla nostra lettera pastorale; • L’ascolto e il dialogo, con stile sinodale, per la preparazione della prossima Visita Pastorale. In questo anno ricorrono due eventi importanti per la nostra chiesa: la canonizzazione del Beato Guido Maria Conforti ( 23 ottobre 2011), vescovo di Parma dal 1908 al 1931 e fondatore dei Missionari Saveriani e il cinquantennale dell’aperura del Concilio Vaticano II ( 10 ottobre 1962) che continua ad ispirare l’azione della nostra chiesa. Vivremo la canonizzazione del Beato Conforti a Roma e a Parma, e torneremo attraverso il “Concilio dei Giovani” alle sorgenti conciliari.
3. Educare alla fede
La comunità cristiana, adunata dal Signore in assemblea eucaristica, è educata dalla sua Parola e inviata ad educare alla fede. Educati dalla Parola per educare. “Chi è mai costui?” (Mc 4,41). La domanda è propria del vangelo di Marco e oggi è rivolta di nuovo a noi. Educare alla fede è il mandato della comunità cristiana ad accompagnare il percorso di vita per rispondere al dono gratuito del Signore che a sua volta ci chiede “ e voi chi dite che io sia?” (Mc 8,29). Il Dono di Dio è gratuito e libero a noi è richiesto di educare alla disponibilità verso questo atteso incontro.
• Radice profonda dell’educazione cristiana è Dio Creatore della persona umana e il suo compimento in Cristo “Uomo nuovo”. La persona è creata ad immagine e somiglia di Dio, pertanto improntata sull’amore (Dio è Amore), sulla relazione (Dio è Comunione di Padre, Figlio e Spirito Santo), ricca di tutti i caratteri che costituiscono l’umano.
• L’educazione cristiana ha come fine la vita nello Spirito, la santità (EVBV 24): essere in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che, nel battesimo, hanno generato il cristiano alla Vita Nuova, che ha le ali della Speranza, la luce della Fede e la logica della Carità. Ha in sé la meta della Vita Eterna, camminando nelle vicende del mondo cercando il bene di tutti, la giustizia e la pace. Passi necessari per raggiungerla.
• L’educazione cristiana racchiude in sé l’annuncio e l’iniziazione al percorso che porta la persona ad aprirsi all’incontro con Dio Uno e Trino. Un percorso che, lungi da ogni forma di chiusura, apre alla piena educazione della persona in tutte le sue dimensioni, da quella corporale, alla relazione e all’essere con gli altri e per gli altri. Abbraccia la globalità della persona umana e armonizza tutte le sue dimensioni, integrandole nell’attuazione del progetto di Dio sull’uomo e sull’umanità. Così si coniuga la maturazione dell’identità personale, della relazione, dell’affettività, dell’amore e della scelta di vita, con il divenire cristiano e la Speranza che lo connota.
• L’educazione cristiana abbraccia la necessaria identità missionaria della chiesa, perché coglie in ogni persona il volto di Dio che deve essere svelato, e accolto, perché solo in Lui l’uomo riconosce se stesso pienamente e sazia la sua sete di Verità.
• L’educazione cristiana ha un valore sociale: essere nel mondo come l’anima è nel corpo, al servizio del bene comune e della tutela di ogni persona. Per questo è aperta all’incontro e alla crescita con tutte le donne e gli uomini che vivono sulla terra, proprio perché sono tutti figli di Dio, pertanto colmi della dignità umana conferita loro dal Creatore, sia che ne siano consapevoli, sia che provengono da altre appartenenze e altre religioni.
Siamo certi che tanti guardano alla comunità cristiana, al suo impegno educativo e confidano che esso sia sano, bello, attraente, di aiuto per un compito oggi sempre più necessario e difficile. La via dell’educazione, come del resto la carità, resta una delle vie privilegiate per l’annuncio del vangelo e il servizio alla persona e alla società. E’ una forma efficace per preparare la strada al Signore. Così ha fatto Giovanni Battista e lo stesso Gesù di Nazareth ha percorso le strade dell’umanità per rivelarsi e donare se stesso. (Lc 24)
4. Adulti, famiglie e giovani.
Educare alla fede oggi a Parma, significa, per la Chiesa, continuare il cammino di Gesù passando per le strade di oggi, per i luoghi che l’uomo abita e vive. Essa vuole essere la casa di tutti e a tutti si fa vicina per annunciare il Vangelo. Ci sono persone che chiedono di entrare nella comunità cristiana, altre di re – introdursi, perchè, senza averla negata, se ne erano discostate, altre ancora cercano di re – iniziare un cammino di fede. Infine c’è chi chiede di essere accompagnato per un conoscenza più profonda e più vera. La chiesa vuole incontrare tutti, in particolare le famiglie e i giovani. La famiglia è soggetto primo dell’educazione, ed essa stessa è destinataria dell’educazione. Insieme alla comunità cristiana educa alla fede, al riconoscimento e alla risposta della vocazione, sostiene il cammino di tutti e di ognuno. La chiesa sa di essere composta dalle chiese domestiche e mostra particolare cura alle famiglie, soprattutto per la loro formazione e per l’accompagnamento dei giovani sposi. Ogni famiglia è chiamata ad educare, anche quelle segnate dalla crisi e dalla separazione. Non viene meno il loro mandato di genitori, né la speranza di essere al servizio della vita che unisce il generare all’educare. I giovani sono un dono di Dio per la nostra Chiesa. Sono l’oggi della chiesa. Sono pietre vive, stimolanti ed anche problematiche. A loro ci rivolgiamo con entusiasmo e gioia, cercandoli, lasciandoci trovare e accostandoci con delicata amicizia. Vogliamo loro indicare il Signore che è l’Amico che non viene meno e che dà senso e speranza. I giovani stessi sono capaci di educare gli altri giovani. Hanno tanto da dire alla chiesa. Due appaino le linee pedagogiche che consentono questo percorso: • la testimonianza in una relazione vera e significativa; • la catechesi (cfr. Catechesi Tradendae 5), che ha come scopo la conoscenza del Signore, che necessita di luce, di contatto con la sua Parola e con la dottrina della chiesa. E’ un incontro che porta ad un cambiamento vero o nella sequela diretta del Signore o a rimanere nella propria situazione, ma con una vita cambiata. Oggi la gente segue i testimoni e accetta i maestri se sono testimoni! 5. La chiesa discepola, madre e maestra
La chiesa è discepola, madre e maestra. E’ discepola perché ascolta la Parola di Dio e cerca di corrispondervi con tutta se stessa, bisognosa di una continua conversione per seguire Gesù Maestro. E’ madre, perché ha generato, nel fonte battesimale, i figli che ha ricevuto da Dio e, nella molteplicità delle sue membra, li educa alla fede per la vita buona del Vangelo. E’ maestra, perché lo stesso Signore la manda ad insegnare la sua Parola e a condurre tutti al Bene. La disponibilità ad essere educata (discepola), la totale partecipazione di sé all’educare (madre), la trasmissione di linee e contenuti (maestra) costituiscono il profilo essenziale dell’opera educativa della chiesa. La Chiesa di Parma educa e il suo operato, come a cerchi concentrici, parte dal percorso di iniziazione cristiana fino a raggiungere situazioni e persone tramite l’azione articolata e la creatività educativa di parrocchie, di congregazioni religiose, di aggregazioni laicali...Questo mandato educativo della chiesa passa così agli educatori che devono essere consapevole di partecipare a questa grande missione della fare riferimento alla visione della persona umana come staturisce dalla Sacra Scrittura ed è trasmessa dalla Tradizione. Qui si deve attingere per educare la persona alla pienezza della sua vocazione, contemperando in unità sempre dinamica, a seconda delle situazioni e fasi di vita, le varie dimensioni della persona (morale, psicologica, sessuale, etc.), riunendole nel compimento che è Cristo, piena espressione dell’umanità. Nell’educatore questo riferimento non deve mancare mai e, se anche non può essere esplicitato nella concreta situazione che vive, deve essere ben presente nel suo cuore (motivazioni), nella sua mente (progetto), nel suo agire (stile di vita). Quanto più le situazioni e i destinatari non permettono di manifestare le ragioni profonde dell’educazione cristiana, tanto più l’educatore dovrà custodirle e accrescerle nel suo essere, in modo che trasudino da tutte le sue scelte e azioni. In questo anno si chiede ad ogni realtà educativa di attivare un vero e proprio “percorso di verifica”, interrogandosi sul proprio programma, sulle proprie scelte e sul proprio operato. Si dovranno porre queste domande: o Quali sono i valori di riferimento della nostra azione? Abbiamo un metodo coerente che li trasmette? o Nella nostra missione annunciamo Cristo, pienezza e compimento dell’umanità nuova? Quale volto di Cristo offriamo nella nostra azione educativa? Quale atteggiamento annunciamo di Cristo? o Quale progetto di formazione per divenire coscienti e capaci di questo annuncio?
Siamo certi che Cristo, Uomo nuovo, debba essere il riferimento costante di tutta l’azione educativa per cogliere in tutti i soggetti destinatari dell’educazione offrendo loro l’annuncio – implicito o esplicito – di Cristo. In questo spirito il credente collabora con tutti coloro che sviluppano un’azione educativa avente come meta la persona umana. La comunità cristiana continua così la sua opera educante attraverso realtà e forme diverse (scuole di vari ordini e gradi, case di riposo e di cura, associazioni culturali,sportive, realtà aggregative…) offrendo, nella collaborazione e nel dialogo, un servizio sociale e civile e mantenendo alta l’anima della sua missione ben consapevole dei cambiamenti e delle crisi che caratterizzano l’oggi. (EVBV 9 ss).
6. Formarsi è amare: scegliere la formazione
La comunità cristiana di Parma è cosciente che l’educazione alla fede, lo sviluppo del Nuovo Assetto della Diocesi e la sua progettualità verso il futuro necessitano di una formazione graduale, globale e permanente rivolta a tutti. Senza una fede viva, un senso di chiesa filiale e partecipato ed una formazione adeguata ogni nostro progetto resta un’illusione e alla fine ci troveremo a giudicare e a fare come qualsiasi altra organizzazione umana. Al servizio della formazione generale e specifica la nostra comunità cristiana vuole porre risorse e strumenti. La nuova sistemazione del Seminario Minore può essere considerata, simbolicamente e realmente, la prova della centralità attribuita e da attribuirsi alla formazione. Mantenendo assolutamente intatta la sua destinazione vocazionale, si renderanno evidenti il carattere di luogo di formazione e di incontro per i ministeri che operano nella diocesi e per le associazioni e movimenti che lì saranno ospitati. Sarà anche residenza di sacerdoti che operano per la diocesi e di sacerdoti anziani autosufficienti, ancora disponibili ad un servizio pastorale attivo. Sarà luoghi di formazione aperto a tutti e in particolare ai ministeri che necessitano di una formazione specifica: • I ministeri ordinati e istituiti (lettori e accoliti e diaconi). La formazione necessita di una sinergia tra l’Istituto Interdiocesano Superiore di Scienze Religiose e la Scuola di Formazione Per loro, per tutti resta fondamentale garantire una formazione permanente. • I ministeri “di fatto”: catechisti, operatori dei vari settori pastorali…Gli Uffici pastorali sono chiamati a formulare itinerari specifici. Si avverte la necessità di promuovere percorsi che partano da una base comune di preghiera e di catechesi per consentire una formazione condivisa, una reciproca conoscenza e lo sviluppo di un maggior senso di Chiesa. • Ministeri che nascono da un sacramento o dalla consacrazione ( presbiteri, sposi, persone consacrate…) Tutte queste figure saranno protagonisti dell’attuazione del Nuovo Assetto della Diocesi, che richiede una rinnovata mentalità di comunione e di corresponsabilità. Si prospettano alcuni obiettivi fondamentali, facilmente sintetizzabili: • l’organizzazione di scuole di formazione per operatori pastorali; • la riformulazione dei tradizionali percorsi nelle zone pastorali per individuare e formare gli operatori pastorali per la catechesi e il sostegno delle comunità nelle nuove parrocchie… • L’individuazione di percorsi comuni di preghiera, di formazione culturale, teologica, pastorale e di occasioni per presbiteri, laici e persone consacrate…
Le vie della nostra Chiesa sembrano irte e tortuose, ma sono tracciate dai Santi. Da tanti che hanno aderito con la loro vita al Signore, da alcuni che sono stati posti a modello per la chiesa universale: il beato Andrea Carlo Ferrari, la Beata Eugenia Picco, la beata Anna Maria Adorni e il beato Guido Maria Conforti, presto Santo. A Lui, Vescovo di Parma per ventitré anni e Fondatore dei Saveriani, ci rivolgiamo invocando la sua intercessione Signore ti benediciamo per il fratello e pastore Guido Maria, l’hai custodito dalle insidie dei tempi l’hai salvato dalla malattia l’hai voluto dalla nostra terra tuo prete, nostro Vescovo, fondatore e padre, ora modello di santità per la chiesa. Dacci speranza certa della tua mano forte per seminare ancora la Parola che non muore.
Hai affidato a Lui preziosi beni: la sollecitudine per la tua chiesa, per il seminario: ora piccolo e incerto come un bambino che cresce, la cura delle chiese di Ravenna e di Parma ora nel travaglio per la fedeltà al tuo mandato; l’ansia per il vangelo nel mondo, unica tua famiglia abitata dai suoi figli generosi. Dacci ora la gioia del crisma che consacri le mani dei giovani; dei preti che siano una famiglia unita, di famiglie unite culle di tutte le vocazioni.
Hai dato a Lui la compagnia dei santi della terra di Parma allora martoriata, hai dato vigore alle sue membra stanche forza al suo cuore di pastore: la Pace ha portato nelle lotte, e la voce di vescovo ha transumato il gregge dal crinale al grande fiume. Rendi santa e di santi viva la nostra chiesa, sacramento e annuncio del tuo Figlio per la salvezza piena dell’uomo in Parma e nei paesi del mondo diocesi unica di San Guido Maria.
AMEN
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