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Scuola diocesana di Formazione teologica Il servizio della carità ha portato una trentina d'anni fa l'allora nostro vescovo Amilcare Pasini ad instaurare in Diocesi una struttura di dialogo teologico: la Scuola di Formazione Teologica. informazioni: 
La sede: Seminario Maggiore, via Card. Ferrari 1, Parma. I corsi sono aperti a tutti (età minima 18 anni) e si tengono ogni sabato dal primo sabato di ottobre al primo sabato di giugno, dalle ore 15,00 alle ore 18.15. - orario delle lezioni 2009/2010 Il gruppo dei docenti condivide alcune idee di fondo: la centralità della Scrittura assunta con i principi del metodo storico-critico; la necessità di continuare nella conoscenza e recezione del Concilio Vaticano II, di cui si studiano alcuni documenti e che in ogni caso fornisce metodo e impostazione teologica a tutti i corsi; la responsabilità che ha ogni persona battezzata di testimoniare il Vangelo, Gesù Cristo, al nostro tempo, in un linguaggio ragionevole e attuale. In essa ha subito incominciato a lavorare, con fervente operosità, chi da tempo era desideroso di dissetarsi alle sorgenti della Parola di Dio e di ritemprarsi nella riflessione cristiana. Insieme con loro anche alcuni presbiteri, come necessari collaboratori del Vescovo nei rispettivi ambiti del campo teologico, insegnando, impararono (e tuttora imparano!) ad animare il dialogo della carità intellettuale. Collochiamo la Scuola di Formazione Teologica nell’ambito più vasto della ecclesiologia; ed in particolare in una visione di Chiesa come popolo profetico.
Lo sappiamo bene: negli avvenimenti e nelle tensioni del secolo nel quale è inserita, la Chiesa è sacramento della vita che viene da Dio. E Chiesa siamo noi, che avendo accolto di cuore il Vangelo, abbiamo creduto; se viviamo la carità. Dio stesso rivelando il mistero della sua volontà di ammettere tutti alla comunione con sé, ci ha radunati nello Spirito Santo, per mezzo del Figlio suo. E' in questa Chiesa che Gesù, ora come sempre, adempie la sua missione di Verbo e di Maestro, fino alla piena manifestazione del Regno di Dio. E' lui che ancor oggi, effonde il suo Spirito ricevuto dal Padre su tutta la Chiesa, facendoci un popolo di profeti. Noi tutti, suoi fedeli, accogliendo con gioia e gratitudine il nostro dono spirituale, cooperiamo alla crescita del suo Corpo... con la testimonianza della vita e la grazia della parola. Unico è il Maestro! Da lui solo, noi tutti apprendiamo la verità ed in suo nome la proclamiamo a tutti. Egli ci partecipa il suo profetico potere. E' così che ognuno di noi è responsabile della Parola di Dio secondo la sua vocazione, secondo la posizione che occupa nella Chiesa, secondo la sua particolare situazione di vita, nel clima fraterno della comunione ecclesiale. E' una responsabilità radicata nella nostra vocazione cristiana. Scaturisce dal Battesimo, si sostiene con l'Eucaristia e si esprime attraverso le molteplici vie della carità. "L'essere cristiano, l'avere ricevuto il santo Battesimo, non dove essere considerato come cosa indifferente e trascurabile: ma deve marcare profondamente e felicemente la coscienza di ogni battezzato; deve essere davvero considerato da lui il raggio vivificante della verità divina; gli apre il cielo, gli rischiara la vita terrena, lo abilita a camminare come Figlio di Dio, fonte dell’eterna beatitudine”. Emergono tre temi, tra loro connessi che saranno alla base delle nostre conclusioni: Il primo: è vivere in Cristo; lo chiameremo il vissuto cristiano. Il secondo: è prendere coscienza di questo vivere in Cristo. Lo chiameremo il compreso cristiano. Il terzo è il testimoniare con la parola e l’esempio questa vita; testimonianza che esige il vissuto insieme al compreso; il vissuto, in tal modo, è anche comunicabile attraverso la parola che spiega la vita. E' così che la Parola di Dio “corre” (2 Th 3,1ss) nel mondo e continua attraverso di noi la sua corsa. Il vissuto cristiano Nella riflessione precedente si parlava del vissuto cristiano-ecclesiale quando si parlava dell’adesione a Cristo a partire dal Battesimo: è la vita vissuta con Gesù Risorto per Iddio: è il nostro credere. E' questo il momento della conoscenza vissuta: in fede-speranza-carità. Questo vissuto è, e deve essere sperimentato nel quotidiano rapporto interpersonale caratterizzato dalla carità che è l’energia della fede. Ad esempio, fa parte del vissuto cristiano la vita familiare vissuta come segno dell'amore di Cristo alla sua Chiesa, nel dialogo interno della coppia e nel dialogo con i figli; la preparazione al matrimonio condotta ancora nel dialogo di amore che accetta 1’altro come valore assoluto; la vita sociale vissuta come espressione della carità nel servizio; l'impegno politico nella costante e tremenda persuasione che chi detiene l'autorità è un "diacono" di Dio al servizio di tutti; l'impegno didattico vissuto nella "carità del dialogo pedagogico"; il lavoro professionale, il lavoro artigianale volto alla trasformazione del creato ... ; ancora, il ministero quotidiano del Vangelo che il Popolo di Dio ha diritto di cercare sulle labbra dei presbiteri che nell’edificare la Chiesa, per quello che loro spetta, instaurano rapporti improntati alla più delicata bontà nella costante cura a che ciascuno dei fedeli a Cristo sia condotto, nello Spirito Santo, a sviluppare la propria vocazione specifica... Questo vissuto cristiano ha il suo culmine e la sua fonte nell'Assemblea raccolta attorno al Cristo Risorto ove le relazioni comunitarie legate e tenute salde dalla carità diventano espressione di vero culto al Risorto Emmanuele. Il compreso cristiano Il prendere coscienza del vivere in Cristo è il passo ulteriore che presuppone e va di pari passo col precedente. Ciò che il cristiano vive, con coscienza implicita passa a coscienza e conoscenza esplicita, compresa ed esprimibile a parole. Questo è il cammino che egli compie quando cerca di rendersi conto della “speranza” che è in lui. Quando cerca ragioni per rispondere con serietà critica alle domande radicali del suo vivere cristiano: Perché credo? Quale è l'impegno implicito del mio atto di fede? Che dice di me stesso il mio credere? E che mi dice di Dio? Perché la mia fede mi lega indissolubilmente ad un corpo ecclesiale? Perché sono membro del Corpo di Cristo e non posso pensare la mia vita in modo individualistico? Perché devo vivere in modo diverso da coloro che non credono nel Dio vivente e non lo servono? Ed ancora: Quale è il valore della mia attività volta a trasformare il mondo? Perché il lavoro? Quale il mio compito nel cosmo? Ancora: Perché il dolore? La morte? Come il Vangelo è vera risposta e coesione unificante a tutte queste domande ed altre simili? Questo passaggio dal vissuto al compreso esplicito ed esprimibile a parole, spesso è anche causato dalla sfida del vivere quotidiano a contatto di coloro che hanno impostato la loro vita in modo diverso e su scelte diverse; si è così costretti ad assumere consciamente la propria identità cristiana. Questo conscio cristiano è tanto più efficace quanto più è sistematico (per quanto è possibile, senza cadere nell'ideologia) perché coglie la connessione reciproca tra le domande e l'unità vitale della risposta. Il modo di rispondere deve essere progressivamente sempre più severo dal punto di vista critico e deve avere sempre più i connotati della ricerca scientifica. Volontà quindi di raggiungere obbiettivamente i fatti con mentalità storico critica, con la coscienza dello sviluppo e del progresso del sapere. Questo secondo passo oggi è un dovere: la Chiesa deve approfondire, nello sforzo di ciascuno, la coscienza che ha di sé stessa. Deve riflettere su sé stessa per confermarsi nella scienza dei divini misteri su di sé, per ritrovare maggiore luce, nuova energia, miglior gaudio nel compiere la propria missione. A questo secondo stadio si situa la riflessione e lo sforzo teologico: è il passaggio dal vissuto cristiano al compreso cristiano. La testimonianza Lo scopo finale a cui tutto tende è testimoniare il Vangelo, Gesù Cristo, ai nostri contemporanei in un linguaggio che lo comunichi: è il linguaggio, insieme, della vita e della parola. Acquisita coscienza di se stesso, il cristiano/a, che si modella su Cristo, capisce di distinguersi profondamente dal mondo in cui vive. Questa coscienza della diversità della sua vita gli deriva dalla realtà (vissuto) e dalla conseguente coscienza (compreso) della giustificazione prodotta in lui dalla sua comunicazione col mistero pasquale, nel santo battesimo innanzi tutto. Ma questa distinzione non è separazione; non è indifferenza, non è timore, non è disprezzo. La Chiesa si distingue ma non ai oppone: anzi ama. Da quella coscienza che essa in noi e noi in Essa acquisiamo, la Chiesa sente sgorgare una singolare pienezza ed il bisogno di effusione, d’annuncio; è il dovere dell’evangelizzazione. E questa deve venire nel dialogo con tutti. Questo tipo di rapporto, il dialogo, indica appunto un proposito di correttezza, di stima, di simpatia, di bontà da parte di chi lo instaura; esclude la condanna aprioristica, la polemica offensiva ed abituale, la vanità dell’inutile conversazione. Rispetta la dignità e la libertà dell’interlocutore. Un dialogo chiaro, comprensibile, mite, fiducioso, prudente (cioè intelligente). Modi e caratteristiche della scuola La Scuola di Formazione Teologica così si situa nel processo sopra indicato, e con le caratteristiche seguenti. Prima di tutto presuppone il vissuto cristiano nella sua globalità; non può esistere senza di esso. Presuppone e non sostituisce la vita di impegno ecclesiale; anzi, esige l’attiva partecipazione alla vita della comunità parrocchiale, di fatto o in prospettiva, e ai cammini formativi dei vari gruppi associativi ... Chi viene alla Scuola non vi troverà una struttura esaustiva: trova solo un aspetto del processo di comprensione cristiana. La Scuola di Formazione Teologica è un momento del compreso cristiano-ecclesiale. Elementi del compreso cristiano sono presenti in tutti i cammini di fede nei quali si riflette sull'esperienza cristiana. Sono presenti negli itinerari parrocchiali che seguono i catechismi pubblicati nello spirito del Documento di Base in un progressivo e sempre più sistematico processo di comprensione; negli itinerari delle associazioni che seguono cammini particolari di approfondimento e di servizio. Tutti quanti sono diretti a formare nel cristiano una mentalità di fede; a rendere la fede sicura, esplicita, fattiva, ordinata attorno ad un centro vivo: Gesù Cristo. Ma lo specifico della Scuola è che il compreso è colto in modo sistematico, in modo scientifico. E' pur vero che il nucleo centrale è identico a tutti i livelli del vissuto e del compreso; ma nella Scuola questo nucleo deve essere verso il più elevato grado di comprensione teologica attraverso l'assidua frequentazione del tema, l'uso degli strumenti della scienza critico-storica, il collegamento dei misteri tra di loro e col fine ultimo della persona umana. E' una trattazione sistematico-scientifica con la costante tendenza a mettere in risalto tutta l'oggettiva ricchezza della divina rivelazione. E' appunto teologia: “spiega e approfondisce i singoli enunciati della fede, cercando di coglierne il senso vero e permanente e tutte le implicazioni di dottrina e di vita. Mira, inoltre, a scoprire le connessioni interiori tra queste verità e ad elaborare una sistemazione ordinata di tutto il messaggio rivelato... Particolarmente oggi ... la teologia si mette al servizio della fede e presenta il mistero di Cristo come centro che unifica tutto la rivelazione". Così la teologia diventa “una forma di catechesi specializzata" . Tenuto fisso tale centro, il programma della Scuola valorizza “gli apporti della teologia biblica, della cristologia, dell'ecclesiologia, della teologia morale e spirituale, della teologia degli impegni terreni del cristiano”. Studia anche la vita cristiana del passato facendo una storia della Chiesa "con sentimento religioso e obiettività storica". Infine (ma è l'inizio!!) la Liturgia, studiata nelle sue fonti “permette di cogliere in unità tutti gli aspetti del mistero di Cristo”. Così la Scuola si pone come passo ulteriore per il raggiungimento della maturità cristiana che è veramente tale quando è armonica, integrale, fonte di coerenza personale nei pensieri e nelle azioni; ed anche dinamica come s’addice a rapidi mutamenti socio-culturali. Questi "costringono "infatti" ad una continua revisione di mentalità, e al superamento di posizioni costituite, imponendo un attento confronto della propria fede con le nuove situazioni". Ma solo, chi ha posto solide basi può mutare senza che la sua fedeltà sia messa in pericolo, sa cogliere e distinguere l'essenziale dal caduco. Chi avrà frequentato con pazienza la Scuola per una maggiore, e pur sempre in progresso, conoscenza del Cristo e della vita cristiana, educato da Dio (teodidatta: 1 Tes 4:9; Gv 6:45) al dialogo con Lui, sarà capace di far emergere, nel dialogo, all’interno della comunità nuove riflessioni sul vissuto; sarà in grado di apprezzare i nuovi linguaggi, ma soprattutto di mostrare, in molti modi, il VOLTO DI CRISTO, il vero Maestro (Mt 23:8)! Testimonianza gioiosa di chi avrà imparato dialogando con Dio a dialogare con tutti, con la stessa condiscendenza ed amabilità !
Flavio Bedodi (direttore della Scuola) Scuola di Formazione Teologica 2009-2010 il 3 ottobre l’inizio dei corsi Con l’inizio dell’anno pastorale riapre la Scuola diocesana di Formazione Teologica. I corsi del primo e secondo-terzo anno iniziano sabato 3 ottobre alle 15 in Seminario Maggiore, e proseguono ogni sabato fino a giugno, con orario 15-18.15. L’iscrizione, aperta a tutti (età minima 18 anni) si riceve direttamente all’inizio delle lezioni. La Scuola è un’occasione per riflettere in modo sistematico e scientifico sugli elementi e le domande del vissuto cristiano. Le sue caratteristiche sono la centralità della Scrittura letta con gli strumenti del metodo storico-critico e la conoscenza e la ricezione dei contenuti e del metodo del Concilio Vaticano II. Anno di aggiornamento Rivolto agli ex alunni anche di lunga data, inizia sabato 10 ottobre alle 15, e prevede quest’anno la lettura della “Trinità” di Aurelio Agostino. Di quest’opera scriveva Giovanni Paolo II: “La molla segreta della sua insonne ricerca fu la stessa che l'aveva guidato lungo l'itinerario della conversione: l'amore per la verità...: «che cosa desidera l'uomo più fortemente che la verità?». In un'opera di alta speculazione teologica e mistica, scritta più per bisogno personale che per esigenze esterne, ricorda questo amore e scrive: «Ci sentiamo rapiti dall'amore di indagare la verità». E questa volta l'oggetto dell'indagine era l'augusto mistero trinitario e il mistero di Cristo rivelazione del Padre, «scienza e sapienza» dell'uomo: nacque così la grande opera su «La Trinità»". Il testo è fornito dalla Scuola; si legge ad alta voce e si assimila con poche parole di commento. lo spirito della scuola corsi e orari 2009-2010 anni passati:
Corsi 2008-'09 Da sabato 4 ottobre La Scuola diocesana di Formazione teologica apre idealmente con l’inizio dell’Anno pastorale in Cattedrale; le lezioni iniziano il sabato successivo (quest'anno dal 4 ottobre). Teologia per tutti, come presa di coscienza sistematica (i diversi aspetti dell’esperienza cristiana in se stessi e nelle reciproche connessioni) e scientifica (con gli strumenti del metodo storico-critico) di ciò che si vive e si sperimenta nell’Assemblea domenicale e nei cammini formativi parrocchiali e associativi: questa è la Scuola di formazione teologica, attiva in diocesi ormai da un trentennio. Capire la propria fede per rendere ragione della propria speranza, diritto-dovere di tutti i battezzati, è il desiderio che muove le persone che ogni anno si iscrivono alla Scuola. Nella complessità sociale, nella pluralità di esperienze religiose e di tradizioni culturali, nel mutare di tecniche, antropologie, possibilità, è sempre più sentita, infatti, l’esigenza di acquisire strumenti anche culturali per vivere e comunicare il proprio essere cristiani. Avendo come riferimenti essenziali dei vari insegnamenti la Bibbia e i documenti del Concilio Vaticano II, in un clima fraterno e di dialogo, i corsi si svolgono dalle 15 alle 18.15 del sabato pomeriggio da ottobre a giugno. Le iscrizioni, aperte a tutti (età minima 18 anni) si ricevono direttamente all’inizio dei corsi, a partire da sabato 4 ottobre in Seminario Maggiore alle 15. Per ulteriori informazioni: venite e vedete! • i corsi
Formazione continua: da sabato 18 ottobre 2008 Le "Confessioni" di S. Agostino Il programma di formazione continua della Scuola di formazione teologica prevede quest’anno la lettura delle “Confessioni” di Agostino vescovo. «Un’opera — ricordava Giovanni Paolo II — che è insieme autobiografia, filosofia, teologia, mistica e poesia, in cui uomini sitibondi di verità e consapevoli dei propri limiti hanno ritrovato e ritrovano se stessi. Anche chi non ha la fede, ma va cercando una certezza, almeno, che gli permetta di capire se stesso, le sue aspirazioni profonde, i suoi tormenti, trova vantaggioso leggere quest’opera....». Entreremo anche noi nel vasto numero di lettori, leggendo ad alta voce e commentando insieme. Da sabato 18 ottobre, in Seminario Maggiore.
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