Pellegrinaggio sulle orme di Sigerico: La “Via del Nord”, 3-4 Settembre 2016


Dal VII al XII secolo dopo Cristo, la Francigena era pressoché l’unica strada che conduceva a Roma. Essa attraversava la Gallia ed entrava in Italia dal Passo del Gran San Bernardo, scendendo in Lombardia fino ad incontrare il Po nei pressi di Corte S. Andrea. Da qui, attraverso il “Transitum Padi” si approdava sulla sponda Emiliana. L’itinerario fu descritto minuziosamente dall’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, durante il suo viaggio di ritorno da Roma, dove aveva ricevuto l’investitura dal Papa, nell’anno 990.

Proprio questo tratto di Via Francigena, la Via del Nord, o Via delle Gallie, è stato meta del pellegrinaggio parrocchiale del 3-4 Settembre 2016. Ben 53 pellegrini hanno partecipato a questo viaggio che ci ha portati dalla bassa pianura padana fino ad alte quote.

La prima meta è stata Vercelli, un’importante tappa della Via Francigena, dalla quale si dipartivano fin dai tempi di Sigerico le più importanti direttrici viarie da e verso i valichi d’Oltralpe. La nostra visita si è concentrata sulla Basilica di Sant’Andrea e sulla Cattedrale dedicata a Sant’Eusebio. La Basilica (la cui facciata purtroppo non abbiamo potuto apprezzare appieno causa restauri) è un raro e notevole esempio di coesistenza di stile gotico e romanico, perfettamente bilanciati. La lunetta centrale della facciata, attribuita alla bottega dell’Antelami, riproduce la crocifissione di Sant’Andrea. Grazie al parroco abbiamo anche potuto ammirare un commovente crocifisso ligneo di origine tedesca, che riproduce un Cristo calvo e particolarmente sofferente, tanto che in passato tale crocifisso veniva “coperto” con un rivestimento più “sobrio”. La cattedrale di Sant’Eusebio ci ha riservato un matrimonio (come sempre durante i nostri pellegrinaggi…). Esternamente l’edificio colpisce per l’imponenza: la facciata settecentesca (di Benedetto Alfieri), caratterizzata da imponenti colonne, è sormontata dalle gigantesche statue dei dodici Apostoli e il Redentore. In zona absidale si eleva la grande cupola e il pregevole coro ligneo; ancora più notevole è il monumentale crocifisso di età romanica (X secolo) realizzato in legno ricoperto da una lamina d’argento lavorata a sbalzo sul lato frontale.

Lasciata Vercelli, ci siamo diretti verso le Alpi, con prima tappa a Pont Saint Martin, situato all’imbocco della Valle d’Aosta. Vi si conservano i resti dell’antica strada romana delle Gallie, tra cui il magnifico ponte. Altrettanto spettacolare il tratto di via delle Gallie che abbiamo potuto ammirare a Donnas, a pochi chilometri di distanza, intagliata nella viva roccia per una lunghezza di 221 metri. Mozzafiato è l’arco di 4 metri di spessore, 4 metri di altezza e quasi 3 metri di larghezza che illustra eloquentemente la mole di roccia asportata, mostrando tutta la raffinatezza di una tecnica stradale mai più raggiunta fino ai viadotti e alle gallerie moderne. Poco oltre, si riconosce il profilo di un miliario, anch’esso ricavato dalla roccia, che informa in merito alla distanza da Augusta Praetoria (Aosta): XXXVI miglia (circa 54 km).

Raggiunta Aosta, abbiamo ammirato l’arco di Augusto, passeggiato per le vie della città e visitato la Collegiata di Sant’Orso (costruita in una zona della città in cui era presente un’ampia necropoli extraurbana), con il suo magnifico chiostro, caratterizzato da colonne completate da capitelli scolpiti in marmo ma rivestiti di vernice scura, i quali raffigurano mirabilmente scene simboliche del Nuovo e Vecchio Testamento, della vita di Sant’Orso, oppure personaggi e animali fantastici. La nostra visita ad Aosta si è conclusa con la partecipazione alla Messa nella Cattedrale.

La nostra salita verso le Alpi si è fermata (momentaneamente) a Etroubles, bel borgo montano a 1270 m s.l.m., dove abbiamo passato la serata assieme e la notte.

Il mattino seguente (carichi e pimpanti!) finalmente ci siamo diretti verso la “vetta” del nostro pellegrinaggio: il Colle del Gran San Bernardo, a 2470 m s.l.m. Là ci ha accolto un panorama stupendo, tra alte vette (un tempo "dedicate" a Giove Pennino stesso, dio delle vette), acque limpide, cani San Bernardo, resti antichi della alta Via delle Gallie, sulla quale abbiamo posto (molto fieri) i nostri piedi.

La discesa verso la pianura è stata temporaneamente interrotta ad Aosta, per visitare il sito megalitico di Saint Martin de Corléan, da poco riaperto, che conserva preziosi reperti di sei fasi storiche, dal 3000 al 1100 avanti Cristo.

Dopo un lauto pranzo, è ripresa la discesa verso la pianura, fino all’arrivo a Corte Sant’Andrea, nel lodigiano, dove il “traghettatore” Danilo ci attendeva per farci attraversare il Po proprio come gli antichi pellegrini: lì infatti si trova un approdo del “transitum Padi”, o guado di Sigerico, dal quale i pellegrini transitavano per attraversare il grande fiume. Nessuno è rimasto insensibile all’ebrezza di questo passaggio nautico, così come all’entusiasmo di Danilo, che ci ha accolti con simpatia e passione. La traversata ci ha condotti a Soprarivo, sulla riva piacentina, da cui, dopo un gradito ristoro da parte del nostro ospite, siamo ripartiti per tornare a Sorbolo.

Questo pellegrinaggio ci ha portato dalla bassa alle alte vette, e ritorno (quasi 2500 metri di dislivello in poche ore!), e credo che questo passaggio sia stato non solo materiale ma anche spirituale: abbiamo calpestato strade percorse da chissà quante migliaia di pellegrini nel corso dei secoli, strade preparate con fatica, spesso scavando la roccia in luoghi impervi. Abbiamo visto i segni di questi passaggi: non solo i solchi lasciati dalle ruote dei carri, ma anche i resti raccolti nel corso dei secoli, le testimonianze accumulate; abbiamo potuto davvero toccare con mano la fede che ha motivato i credenti di tutti i tempi, ponendo le basi per un’Europa unita ante litteram.

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