Pellegrinaggio nella Laguna Veneziana, 15-16 settembre 2018


Torcello


Sabato 15 settembre, di buon mattino, un gruppo di 54 pellegrini di Sorbolo e dintorni è partito alla volta della laguna veneziana. Il tempo è grigio e piovoso, ma gli animi sono fiduciosi. Il viaggio sull'acqua comincia a Malcontenta. Ha appena finito di piovere ed il cielo è ancora grigio, ma già si intravedono segni che fanno presagire che il tempo volgerà a nostro favore. Un battello privato ci conduce lungo il naviglio del Brenta fino alla laguna, oltrepassando la chiusa Moranzani, che permette di compensare il dislivello (di circa 1,5 metri) tra il canale e la laguna.

L'ingresso in laguna è suggestivo, nonostante la presenza degli stabilimenti di porto Marghera. Lasciato quel "triste" scenario alle spalle, ci appare Venezia, incorniciata da mare e cielo e, a rovinare il quadro così suggestivo, le immense navi da crociera attraccate a poca distanza. Finalmente ci infiliamo nel canale della Giudecca, entrando quindi nel cuore di Venezia, simboleggiato dalla basilica di San Marco che ammiriamo in lontananza.

Proseguiamo quindi il viaggio risalendo la laguna nord, con meta Torcello. Il cielo ora è azzurro e l'aria si è fatta tiepida. Tanti di noi ne approfittano per proseguire il viaggio all'aria aperta, potendo ammirare al meglio la vastità e la bellezza della laguna. A Torcello non passa inosservato il ponte del Diavolo (dietro al cui nome, ovviamente, sta una leggenda), uno dei pochissimi ancora conservati che rispettano le fattezze degli antichi ponti veneziani, senza parapetto, risalente al XV secolo.

La chiesa di Santa Fosca risulta inaccessibile a causa di un matrimonio. Ci concentriamo quindi sulla Basilica di Santa Maria Assunta, la costruzione più antica presente nella laguna: eretta nel 639 in seguito al trasferimento della sede episcopale di Altino, la cattedrale di Torcello venne ampliata nel 1008 ed intitolata a Maria, Madre di Dio, epiteto da cui deriva il nome di Santa Maria Assunta. All'interno della Basilica è custodito uno dei più importanti cicli musivi dell'Italia Settentrionale. Tra i mosaici spicca la grande raffigurazione del Giudizio Universale: un appassionante racconto visivo, in diversi livelli dall'alto verso il basso, che invita ad una profonda meditazione sulla vita dopo la morte. I più “coraggiosi” di noi si avventurano anche sulla cima del campanile, da dove si ha una splendida visuale a 360° della laguna.

Dopo pochi minuti di navigazione arriviamo a Burano, l'isola famosa per i merletti. Dopo un pranzo abbondante e ristoratore abbiamo il tempo di passeggiare nei “vicoli” caratterizzati dalle case dai mille colori sgargianti, e ammirare l'artigianato locale.

Nel pomeriggio ci attende una meta ristoratrice dell'anima: l'isola di San Francesco del Deserto, di appena 4 ettari di estensione, sulla quale vive una piccola comunità di frati. Uno di loro ci attende e ci introduce alla storia dell'isola: Francesco d'Assisi vi approdò nel 1220, di ritorno dall'Oriente e, secondo la tradizione, fu lì che compì il "miracolo degli uccelli" (Francesco chiese agli uccelli di smettere di cantare finché lui e i suoi compagni non avessero terminato la recita delle lodi; gli uccelli ubbidirono e ricominciarono il loro canto solo quando la preghiera di Francesco e dei compagni fu terminata). L'isola è immersa nel silenzio e nel verde dei cipressi e del giardino idilliaco curato dai frati. Venezia appare lontana, così come la vita frenetica di tutti i giorni.

Viene quindi l'ora di rimettersi sull'acqua poiché un lungo navigare ci attende per raggiungere Sottomarina di Chioggia, dove passeremo la serata e la notte. Percorriamo quindi tutta la laguna da nord a sud, questa volta costeggiando il lido di Venezia e continuando a seguire verso sud la striscia di terra che "separa" la laguna dal mare aperto: Malamocco, Alberoni, San Pietro in Volta, Pellestrina. Questa traversata ci fa capire meglio quanto sia vasta la laguna: la presenza dell'uomo ci viene ricordata solo dalle "bricole", tipici capanni da pesca su palafitte, affiancate da distese di palificazioni.

Arriviamo a Chioggia prima che tramonti il sole. Dopo esserci sistemati nelle camere, passiamo insieme la serata con la cena (in cui festeggiamo anche alcuni compleanni, di cui un 80° anniversario!) e giochi di carte e schitarrate in compagnia.

Il mattino della domenica non c'è tempo per il riposo: ci attende una delle mete più particolari del nostro viaggio, ovvero l'isola di San Lazzaro degli Armeni, per raggiungere la quale ci attende di nuovo la risalita della laguna sud. Anche questa è una piccola isola, di soli 3 ettari, completamente occupata da un monastero, casa madre dell'ordine dei Mechitaristi, uno dei primi centri del mondo di cultura armena. La storia dell'isola si intreccia con quella del popolo armeno a partire dal 1717: fu in quell'anno che l'isola venne donata in perpetuo dal Senato della Repubblica Italiana agli Armeni seguaci di Mechitar, il quale stava fuggendo, assieme alla sua confraternita, dall'Armenia, perseguitato dai Turchi. L'isola al tempo era in grave stato di abbandono; i monaci risistemarono tutto e trasformarono le strutture già esistenti in un bellissimo convento.

Proprio con questa comunità abbiamo partecipato alla messa domenicale, che viene celebrata in lingua armena: nonostante gli armeni mechitaristi siano cattolici, la liturgia segue un calendario diverso e il rito si svolge in maniera abbastanza differente da quanto siamo abituati, ricordando più da vicino i riti ortodossi, in cui il celebrante rivolge raramente lo sguardo verso la comunità e si fa un largo uso dell'incenso. Nonostante lo scoglio della lingua, i momenti salienti della liturgia sono facilmente riconoscibili. Inoltre, in segno di accoglienza verso di noi, il nostro diacono Manfredo partecipa alla celebrazione insieme ai diaconi armeni e proclama il Vangelo nella nostra lingua, e ad un nostro lettore (Roberto) viene affidata l'altra lettura prevista dalla liturgia. Siamo inoltre testimoni e compartecipi di una ricorrenza storica, ovvero il 300° anniversario della "consegna" dell'isola alla comunità armena mechitarista. È presente infatti, per suggellare la ricorrenza, il Cardinale Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Durante l'omelia porta il saluto della Chiesa Apostolica Romana alla comunità armena, suggellato, alla fine della celebrazione, dalla lettura di una lettera di Papa Francesco rivolta ai fratelli mechitaristi, ricordando i membri della Congregazione che si sono distinti "per una vita religiosa fedelmente vissuta e, non di rado, eroicamente testimoniata, talvolta fino al supremo sacrificio del martirio".

Mentre pranziamo sul battello ci dirigiamo verso l'isola di Murano, dove ci attende una breve dimostrazione sulla lavorazione del vetro per cui l'isola è famosa nel mondo. La nostra principale meta a Burano è il duomo dedicato ai Santi Maria e Donato. Costruito nel VII secolo e riedificato insieme al campanile tra il 1125 ed il 1140, è uno dei maggiori esempi dello stile veneto-bizantino. Avvicinandosi (si arriva dalla parte posteriore) si rimane incantati di fronte alle superbe file di archi bizantini che, sorretti da coppie di colonne marmoree, su capitelli alternativamente in rosso Verona e marmo istriano, si stagliano nel caldo cotto delle pietre della parte absidale. All'interno, inevitabilmente lo sguardo si fissa sul pavimento a mosaico. È del 1140, contemporaneo quindi a quello della Basilica di San Marco, con soggetti tratti dal mondo vegetale e animale, legati al periodo paleo-cristiano, con spiccati riferimenti biblici.

È arrivata l'ora di ripartire quindi, un po' a malincuore, risaliamo sul battello che costeggia nuovamente Venezia fino ad infilarsi nella riviera del Brenta per riportarci nuovamente a Malcontenta, risalendo questa volta il dislivello grazie alla chiusa. Lì il pullman ci aspetta per ricondurci a Sorbolo. Durante il viaggio di ritorno non manchiamo di ringraziare il Signore per l'esperienza che abbiamo vissuto insieme, ricordando anche il nostro amico Fiore, compagno di tanti viaggi, che ci ha preceduto nel pellegrinaggio eterno.

Un ringraziamento particolare, come sempre, va a Roberto per averci arricchito con le sue spiegazioni e divertito coi suoi aneddoti. Venezia è per eccellenza un luogo di scambi e incontri di varie culture, e noi siamo orgogliosi ed onorati di aver vissuto e testimoniato la vicinanza della nostra comunità con quella francescana e con quella armena, uniti nella fede in Cristo.

 

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