VIA CRUCIS 2020

I Stazione

Gesù è condannato a morte


I Stazione: Gesù è condannato a morte - Via Crucis 2013 


Dal Vangelo secondo Luca
(23, 13-25)

Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.
Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.


Meditazione (Ascolta la registrazione)

Quante volte cerco un colpevole, qualcuno su cui scaricare le mie frustrazioni e paure! A volte nemmeno mi importa sapere se ci sia davvero un colpevole oppure no: quel che mi interessa è individuare un bersaglio su cui scagliare il mio disprezzo e le mie ingiurie: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Mi fa scaricare i nervi e soprattutto mi fa evitare la domanda: “Ma io sono davvero innocente? Davvero non sono responsabile o corresponsabile di ciò che accade?”. Mi aspetto diritti, tanti diritti, che do per scontati, ma non sempre rispetto i miei doveri. Gli altri sì che devono, io invece mi autoesonero, trovo mille scuse per giustificare me stessa. Allora grido: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Non importa chi, non importa come, ma comunque “crocifiggilo!”. Quel grido mi fa sentire forte, addirittura superiore, in diritto di giudicare senza nemmeno conoscere i dettagli delle situazioni.

Poi a volte qualcosa mi fa capire che siamo tutti sulla stessa barca, tutti corresponsabili di ciò che accade. È il momento che stiamo vivendo. Mi riscopro fragile e bisognosa degli altri, di tutti gli altri, nessuno escluso. Mi è data l’opportunità di capire che il grido “Crocifiggilo, crocifiggilo!” non mi aiuterà, anzi mi isolerà.

Voglio sfruttare questi momenti per riflettere sui miei atteggiamenti, sulla mia faciloneria, sulla mia sopravvalutazione di me stessa e sottovalutazione degli altri.

Voglio davvero che questi momenti non passino invano, che non siano una brutta parentesi da cancellare. Vorrei invece ricordarli e farne tesoro. Spero che mi lascino, per tutto il tempo che verrà, la consapevolezza di essere un’infinitesima tessera di un delicato puzzle. Ogni tessera è minuscola ma ognuna fondamentale, ognuna da rispettare e amare e ringraziare.


Preghiera

- Per tutte le volte che ho additato qualcuno con superficialità: perdonami Signore.
- Per tutte volte che mi sono sentito superiore agli altri: perdonami Signore.
- Per tutte le volte che ho dato per scontato la mia libertà senza curarmi di quella degli altri: perdonami Signore.
- Per tutte le volte che ho incolpato Dio per le sventure del mondo: perdonami Signore.

- Quando mi sento solo e abbandonato: rinnova il mio cuore, Signore.
- Quando mi dimentico di ringraziare gli altri: rinnova il mio cuore, Signore.
- Quando vedo solo i miei problemi e le mie esigenze: rinnova il mio cuore, Signore.
- Quando mi faccio trascinare senza riflettere: rinnova il mio cuore, Signore.

 

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II Stazione

Gesù è spogliato delle vesti


X Stazione: Gesù è spogliato delle vesti - Via Crucis 2013

 

Dal Vangelo secondo Marco (15, 16-20.24)

I soldati condussero Gesù dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori […] e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.


Meditazione (Ascolta la registrazione)

Gesù è spogliato delle sue vesti, riportato alla sua nudità. Cosa più della nudità può rappresentare l’umanità di Gesù? Ecco l’uomo: se ne vedono le membra, le ferite, il sangue. Se ne apprezza il tremore, la paura, la solitudine.

Sono lontani i tempi in cui Gesù veniva osannato dalle folle che speravano in miracoli mirabolanti. È bastato un sacchetto di denaro, qualche fake news che è stata fatta circolare, ed ecco: da idolo delle folle Gesù è diventato l’ultimo dei dimenticati, ancor di più, l’oggetto di scherno e violenze.

In questo episodio non solo si percepisce la profonda umanità di Gesù, che accetta anche l’umiliazione della carne, ma si impara anche a riconoscere le debolezze a cui tutti noi siamo soggetti. Quante volte osanniamo qualcuno perché dice ciò che vogliamo sentirci dire e poi, senza pensarci su due volte, giriamo le spalle e cominciamo a sparare a zero? Soprattutto quando quella persona dice cose che ci riguardano, che ci mettono in gioco, che chiamano in causa le nostre paure.

L’umanità e fragilità di Gesù, rappresentate dalla sua nudità, ci spaventano: se Gesù è così fragile pur essendo il figlio di Dio, cosa siamo noi? Le nudità altrui ci spaventano perché in esse riconosciamo le nostre. Allora facciamo di tutto per esorcizzarle: inveiamo, maltrattiamo, spargiamo calunnie, e godiamo nel farlo. Tutto ciò ci dà l’ingannevole convinzione di essere superiori, ma in realtà non fa che renderci ancor più nudi.

Gesù, dacci la forza di accettare le nostre nudità, di riconoscere che sono le nudità di tutti, di non vergognarcene. Tu, che sei nato nudo, in una mangiatoia, e che sei morto nudo, su una croce, insegnaci ad amare la nostra condizione umana.


Preghiera

Adamo ed Eva si accorsero di essere nudi, e se ne vergognarono, solo dopo aver mangiato il frutto di quell’unico albero che era stato loro proibito.
La nudità denuncia la nostra fragilità, la nostra incoerenza, la nostra debolezza.
Per questo ce ne vergogniamo.
Eppure sei tu, Signore, che ci hai fatti nudi. E hai deciso di farti uomo nascendo nudo come tutti noi.
Ti sei lasciato strappare le vesti, hai permesso che ti appendessero nudo ad una croce.
L’umanità più profonda, più autentica è su quella croce.
Eppure noi cerchiamo di nascondere in ogni modo questa nostra nudità e umanità.
Non solo con i vestiti (quelli ci vogliono!), ma anche con trucchi, con creme, con interventi chirurgici.
Spendiamo più tempo a cercare di camuffarci che a sforzarci di essere umani.
Dedichiamo più tempo a criticare le nudità degli altri che ad accettare le nostre.

Per averci mostrato che non è della nostra umanità che dobbiamo vergognarci, ma della nostra disumanità: grazie Signore.
Per esserti fatto uno come noi, uno di noi, nella carne: grazie Signore.
Per averci mostrato che dalla apparente debolezza può scaturire la forza più grande: grazie Signore.

 

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III Stazione

Gesù è caricato della croce


II Stazione: Gesù è caricato della croce - Via Crucis 2013

 

Dal Vangelo secondo Marco (8, 34-35)

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, [Gesù] disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 17)

I Giudei presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota.


Meditazione (Ascolta la registrazione)

La croce: Gesù mi invita ad accettare la mia, farmene carico, amarla addirittura. Ma cosa mai mi chiedi, Gesù? Io vorrei stare bene, essere spensierata, sempre felice. Mi sono costruita la mia bolla, mi sono rinchiusa dentro un bozzolo per tenere fuori ciò che non mi piace. Ho cercato in maniera quasi maniacale di distrarmi da tutto ciò che è sofferenza, povertà, malattia.

Ma poi la sofferenza, la povertà, la malattia hanno colpito anche me. La mia bolla non mi ha protetto. Il mio cinismo non è servito. Anzi, mi aveva dato l’illusione di rendermi immune e per questo ora è ancora più difficile accettare la croce. La mia spavalderia ha ceduto il passo alla paura. La mia indifferenza si è trasformata in un insaziabile desiderio di attenzioni.

Sono così poco abituata ad accettare le mie croci che sono ancora qui a maledire la sfortuna, a chiedermi come sfuggirne, chi incolpare.

Ma tu, Gesù, mi insegni che la mia croce, ogni croce, non è uno sterile ed inutile peso. Anzi, se vissuta intensamente e in comunione, è il preludio necessario per le gioie più grandi.


Preghiera

Gesù, guardo alla croce di cui ti sei caricato, così assurda, così insensata, così non tua.
Eppure l’hai fatta tua, l’hai riempita di senso e resa addirittura indispensabile alla salvezza.
Guardo alle tante croci di chi soffre per la povertà, per la malattia, per la solitudine. Croci silenziose, che spesso passano inosservate, ma non ai tuoi occhi.
Guardo alle croci di chi assiste i più bisognosi, senza pretendere nulla in cambio. Croci benedette, che sono in realtà alberi di vita.
E guardo alla mia croce, che mi sembra sempre troppo pesante, da cui ho paura di essere schiacciato.
Gesù, dammi l’onestà di non ingigantire la mia croce e non sminuire le altre. Dammi il coraggio di accettare la mia croce alla luce della tua.
Dammi la fede per credere che nulla sia vano.

 

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IV Stazione

Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la croce


V Stazione: Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la croce - Via Crucis 2013

 

Dal Vangelo secondo Luca (23, 26)

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù.


Meditazione (Ascolta la registrazione)

Come se già non bastassero le mie preoccupazioni, le mie inquietudini, le mie paure, le mie debolezze, mi viene chiesto di farmi carico anche di quelle degli altri! Come posso sopportare tutto quel peso senza che mi schiacci? Non credo di essere abbastanza forte. Meglio concentrarmi su di me, sui miei problemi, e solo dopo averli risolti, caso mai, pensare agli altri.

Tu, Gesù, ci fai capire che non è così che si portano le croci, non è così che si risolvono i problemi. Non è restando da soli, non è richiudendosi su se stessi che si trova la forza di portare la croce. La croce diventa un peso sopportabile solo se e quando è condivisa. Se alzo gli occhi dalla mia croce, allora vedo che ognuno ha la sua: chi lamentandosi, chi facendo finta di niente, ognuno porta la sua. E mi accorgo che la mia croce non è più pesante di quella degli altri, anzi mi accorgo che il più delle volte è esattamente la stessa croce: quella della fragilità umana, quella del dubbio, quella del dolore e della malattia, quella della solitudine.

Ancor di più in questo periodo in cui riscopriamo la nostra fragilità di esseri umani, facci essere solidali, aiutaci ad essere una comunità che sa condividere le fatiche. Aiutaci a non vergognarci di chiedere aiuto. Dacci la forza di offrire il nostro aiuto. Infondi in noi la consapevolezza che farsi carico della croce di un nostro fratello non aumenterà il peso sulle nostre spalle, anzi lo alleggerirà, perché diventerà parte di quella stessa croce che tu hai portato e attraverso cui ci hai redenti.


Preghiera

- Quante volte, Signore, mi vergogno di chiedere aiuto, come se la fragilità fosse un difetto: la tua croce mi ricordi la debolezza della condizione umana.
- Quante volte, Signore, chiedo a qualcuno “come stai?” ma non voglio ascoltare la risposta: dammi orecchi e cuore per ascoltare le sofferenze altrui.
- Quante volte, Signore, aspetto di essere obbligato prima di farmi carico di una situazione: dammi la forza e la prontezza di offrire il mio aiuto.
- Quante volte, Signore, mi fa piacere condividere momenti di gioia con gli amici, ma poi mi dileguo se c’è una situazione triste: insegnami ad essere presente sempre, soprattutto nelle difficoltà; in questo modo anche le gioie avranno più sapore.

 

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V Stazione

Gesù muore in croce


XII Stazione: Gesù muore sulla croce - Via Crucis 2013

 

Dal Vangelo secondo Luca (23, 44-47)

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto».


Meditazione (Ascolta la registrazione)

Era verso mezzogiorno: l’ora più luminosa, più gioiosa, in cui si gode la pausa tra la mattina di lavoro e il pomeriggio che ci aspetta. Era l’epoca in cui sembrava che tutto andasse bene, che nulla potesse toccarci, che potessimo sederci e mangiare tranquillamente. Era il tempo in cui ci sentivamo forti, pronti ad affrontare il pomeriggio e la sera, perché il riposo ci avrebbe atteso e il giorno dopo il sole sarebbe sorto di nuovo.

Eppure si fece buio su tutta la terra. All’improvviso le nostre certezze si sono frantumate, addirittura il tempo pare non avere più senso: una successione di attimi uguali, giorni uguali, settimane uguali. Senza che ce l’aspettassimo, la nostra vita è cambiata, diventando più buia, più distaccata.

Il velo del tempio si squarciò a metà. Le nostre case sono divise: nonni e nipoti separati, genitori che evitano abbracci e carezze, bambini increduli.

Quando saranno le tre del pomeriggio? Quando tornerà la luce? Quanto dovremo aspettare per tornare alla “normalità”? Eppure è quello che chiamavamo “normalità” che ha portato a tutto ciò. Davvero vogliamo tornare a quella “normalità”?

Questa grossa croce, che coinvolge ormai tutti, che sta oscurando le vite di tutti, avrà senso solo se, dopo le tre del pomeriggio, inizieremo una nuova vita, la vita in Cristo: una vita in cui non ci siano ultimi e dimenticati, in cui non ci sia un “noi” e un “loro”, in cui la sofferenza anche di uno solo sia la sofferenza di tutti.


Preghiera

Veramente quest’uomo era giusto!

Quante persone, Signore, ci hanno abbandonato in queste ultime settimane? Persone giuste, che si spendevano per gli altri, che non si sono tirate indietro nella necessità.
Quante persone, Signore, ci consentono di continuare ad avere il necessario, anche a rischio della propria incolumità? Persone che, seppur con timore, non abbandonano la loro professione e la loro missione.
Quante persone, Signore, garantiscono che veniamo curati, anche nell’emergenza e nel caos? Persone che si dedicano agli altri, dimenticando se stessi, mettendo a rischio se stessi.
Per tutti questi “giusti”, Signore, noi ti preghiamo: benedici chi ci ha lasciato, illumina chi ci governa, proteggi chi ci cura, accompagna chi garantisce le attività quotidiane.

 

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VI Stazione

La risurrezione


 

Dal Vangelo secondo Marco (16,1-6)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto».


Meditazione
(Ascolta la registrazione)

La Pasqua inizia di buon mattino: non si può pretendere di vivere la Pasqua restando addormentati, indolenti, oziosi. Solo se ci svegliamo sarà Pasqua, solo se apriremo gli occhi e guarderemo la realtà così com’è, senza negare l’evidenza, senza far finta che non ci sia la sofferenza, senza credere a tutte le sciocchezze che circolano ogni giorno.

E sarà Pasqua solo alzando lo sguardo: distogliendo lo sguardo da se stessi, rivolgendolo verso gli altri, posando gli occhi su chi ha bisogno, non per giudicare o denigrare ma per consolare e condividere.

Scopriremo cose che ci faranno paura: la sofferenza fa paura, la povertà fa paura, la solitudine fa paura. E avremo voglia di scappare, di richiudere gli occhi e di fare finta di niente, di rinchiuderci di nuovo dentro il nostro bozzolo. Ma non sarà così che sarà Pasqua.

Il messaggio della Pasqua è: “Non abbiate paura!”. Gesù ci invita a non avere timore, nemmeno nelle difficoltà. Anzi, ci chiede di vivere le difficoltà senza negarle, affrontare le fatiche senza scansarle, condividere le povertà senza vergogna.

Questo è il luogo dove l’avevano posto: nella nostra terra, nella nostra vita, nella nostra carne Gesù ha vissuto. E la nostra terra, la nostra vita, la nostra carne Gesù ha redento.


Preghiera

Ho sognato un mondo senza la sofferenza, senza la paura, senza la morte.
Era così gioioso e spensierato: tutto andava bene, nessuno era bisognoso, nessuno in lacrime.
Mi sembrava fantastico, perfetto: cosa si potrebbe volere di meglio?
Allora ho continuato a sognare, avventurandomi in quel mondo dorato.
E più vivevo in quel mondo da sogno più mi rendevo conto di ciò che mancava: la solidarietà, l’altruismo, la carità, la compassione.
Come può esserci la compassione senza la sofferenza? Come può esistere la carità senza la povertà? Che senso ha l’altruismo quando tutti hanno tutto?

Allora mi sono svegliata.
E ho sentito un grande amore per il nostro mondo: imperfetto, pieno di imprevisti, spesso ingiusto.
Un mondo in cui all’egoismo si risponde con la solidarietà, alla paura si risponde con il coraggio, al dubbio si risponde con la fede.
Un mondo che il creatore non può dimenticare perché è il suo capolavoro.

 

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