MESSAGGI DI DON ALDINO

inviati durante il periodo di confinamento dovuto all'emergenza Covid-19

 

Stette in mezzo - 31 maggio 2020


Il vangelo di questa solennità di Pentecoste, conclusione e coronamento del tempo pasquale, è preso dal capitolo 20 di Giovanni.

Gli undici erano riuniti nel cenacolo “a porte chiuse” per paura dei Giudei; Gesù apparve e “stette in mezzo”; io tradurrei “al centro”.

Mi chiedo: chi mettiamo noi al centro della nostra vita?

Mi viene in mente una canzone: “cerco un centro di gravità permanente”... Chi è questo centro di gravità permanete?

Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore” (Matteo, 6,21).

Se Lui (Gesù) non è veramente il nostro tesoro, dove sarà mai disperso il nostro cuore?

Se non mettiamo Gesù al centro della nostra vita, che cristiani siamo?

Che questa solennità di Pentecoste, con l’abbondanza dello Spirito Santo, ci aiuti a mettere sempre Gesù al centro della nostra vita.

Don Aldino, Sorbolo, 31 maggio 2020

 

Da domani, torniamo al tempo ordinario; ci risentiamo allora per altri brevi messaggi, a settembre.

Bella estate a tutti.

 

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TU con me! - 24 maggio 2020


La forza dell’abitudine...

Visto che da lunedì è ripresa la celebrazione delle sante Messe feriali e oggi - domenica - quelle festive, avevo pensato di non scrivere più lettere. Poi mi sono detto: be’ arriviamo a Pentecoste!

Il vangelo di questa domenica, solennità dell’Ascensione, è la conclusione del vangelo di Matteo. Ci fermiamo su una frase, l’ultima: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Sì, il Dio cristiano è proprio questo: un Dio che non è lontano, ma vicino, anzi vicinissimo: “CON NOI”; anzi “dentro di noi“, in noi, abita nei nostri cuori.

In realtà quelle parole non fanno altro che riprendere le parole dell’angelo del primo capitolo: “sarà chiamato Emmanuele, che significa «Dio-con-noi»”, che poi sono le parole di una profezia del profeta Isaia e un’espressione del Salmo 22.

L’importante non è che noi siamo o cerchiamo di essere con il Signore (certo sempre utile e necessario, ma viene dopo), quanto capire, una volta per tutte, che Lui – DIO – è con noi ... è con TE, in TE. E Dio non tradisce mai, non imbroglia, non abbandona.

Non siamo più soli. Straordinario.

Don Aldino, Sorbolo, 24 maggio 2020

 

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Non siamo orfani - 17 maggio 2020


Il vangelo di questa sesta domenica di Pasqua è particolarmente ricco di stimoli di riflessione. Uno in particolare attira la mia attenzione.

Gesù, rivolto agli undici (Giuda infatti si era già allontanato dal gruppo dei dodici) dice: "Non vi lascerò orfani".

Provo ad immaginare: che tragedia dev'essere per un bambino vivere l'esperienza della morte di un genitore. Ricordo benissimo, come se fosse ieri, nella parrocchia di Traversetolo, dov'ero prima, la morte a causa di un gravissimo indicente automobilistico di due giovani genitori, e di conseguenza una bambina di otto anni rimasta sola con la nonna. Un dolore indescrivibile: gli occhi di quella bambina me li porterò per sempre nel cuore...

Gesù dice: "Non vi lascerò orfani". Sì, ricordiamocelo bene: tutti noi non siamo e non saremo MAI orfani, poiché abbiamo come PADRE e come MADRE... DIO, un Dio che ci ama da sempre e ci amerà per sempre!

Infatti siamo FIGLI suoi: figli amati, perdonati, redenti! Che cos’è la vita cristiana se non una relazione d'amore tra Dio, padre e madre, e noi, figli suoi?

Sì, nella vita ci può succedere di tutto, ma noi non saremo mai orfani, perché Dio è sempre Padre e noi figli suoi.

Don Aldino, Sorbolo, 17 maggio 2020

 

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Siamo dei camminatori - 10 maggio 2020


Per tenere lo schema delle altre volte, anche questa settimana la parola di vita che ci accompagnerà la prendiamo dal vangelo della quinta domenica di Pasqua.

Gli disse Tommaso: "Come possiamo conoscere la via?". E Gesù che risponde: "Io sono la Via, la Verità e la Vita".

Conoscere la via... Bellissima espressione! Quando si va in montagna o in qualsiasi luogo occorre conoscere la strada giusta. Oggi abbiamo il GPS, ma un tempo ...

Lo so che rischio di ripetermi, ma è più forte di me. Spesso mi vengono in mente i tanti sentieri percorsi in montagna: alcuni semplici, comodi, ... da "pensionati"; invece altri più impegnativi, difficili, insidiosi, che richiedono molta attenzione, prudenza, esperienza... si rischia la vita.

Un sentiero lo puoi percorrere da solo, oppure in compagnia: in compagnia si cammina meglio. Ti senti più tranquillo, più sicuro, parli con i tuoi amici, ci si sostiene a vicenda nei momenti di crisi, si ride, si scherza, si può anche parlare di cose serie e importanti.

Confesso che a me piace tanto anche camminare da solo: non per sentirmi più forte e grande, ma per misurarmi con me stesso, per ascoltare il Silenzio, per essere SOLO con QUALCUNO che senti molto vicino e presente.

Sì perché, in quei momenti, avverti che la vita è proprio un cammino, ora facile, ora più difficile, verso una meta ben precisa, con QUALCUNO sempre al tuo fianco, che ti tiene per mano o in braccio.

Conoscere la VIA... la STRADA: meraviglia! La strada, il sentiero, è fatto per essere percorso, per camminare, non per star fermi. E Gesù nel vangelo è sempre presentato in cammino, mai fermo...

La strada dice uscire dalle sicurezze, mettersi in viaggio, rischiare, osare, andare verso l’ignoto, il nuovo; seguendo Gesù, MEGLIO percorrendo la VIA giusta che è LUI, cioè conoscendo LUI, e allora saremo nella gioia vera e senza fine.

Don Aldino, Sorbolo, 10 maggio 2020

 

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Una voce - 3 maggio 2020


Una bellissima espressione del capitolo 10 di Giovanni ci accompagna in questa quarta settimana di Pasqua.

Dice Gesù: "Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome e le conduce fuori... le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce".

Meraviglia: Dio ci conosce tutti per nome e ci chiama per nome, non insieme, ma uno per uno, individualmente, invitandoci a stare con Lui e a seguirlo.

Confesso che è da sempre per me una grande fatica imparare i nomi dei ragazzi del catechismo o del Grest e dei campi scuola... e che gioia quando un ragazzo si sente chiamato per nome (e non tiri a bocciare): capisce che lo conosci, che ti sta a cuore e che gli vuoi bene, che sei suo amico.

L’immagine della "voce" dice che Dio non sta rintanato nel suo mondo, lontano da noi, ma entra in dialogo, comunica, parla, si rivela.

Sì, il Dio cristiano, è un Dio vicino, un Dio con cui puoi parlare, lo puoi vedere "faccia a faccia", come Mosè.

Ma noi, tra tante voci e parole, sappiamo riconoscere la Sua voce? Abbiamo l’orecchio attento?

Dio non urla, non grida, non si impone, invita soltanto. Ti parla: ti lascia libero di rispondere sì o no.

Mistero del Suo amore gratuito ed esclusivo.

Don Aldino, Sorbolo, 3 maggio 2020

 

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In cammino verso dove? - 26 aprile 2020


Il vangelo dei due discepoli di Emmaus illumina e guida questa terza settimana di Pasqua.

In questo brano, arcinoto e super commentato, a me ha sempre colpito la sottolineatura del cammino. Cammino dei due discepoli e cammino del personaggio misterioso (Gesù).

Il cammino indica la nostra vita. La vita è un intreccio di direzioni, chiare o confuse, carsiche. La “tua” direzione il “dove” stai andando, parla di te. “Dimmi dove vai e ti dirò chi sei”! L’uomo vive di direzioni, perché è in movimento. L’uomo è “viator”. La stasi, viceversa, è la condizione dell’uomo ormai finito, morto.

Il cammino dice un punto di partenza e un punto di arrivo: camminare attratti da qualcosa, dal bello; ci sono un fascio di direzioni, … anche opposte. Può attrarci ogni cosa e il suo opposto, la moda, i ricordi, il nichilismo, il denaro, il piacere, Dio…: sappiamo discernere la direzione della nostra vita?

Mi chiedo: “Io che direzione ho dato alla mia vita? Che cosa mi attrae? Dove sto andando?".

La Bibbia più di ogni altro libro parla dell’uomo e delle sue mille direzioni: incontro, scontro, ricerca, fuga, nostalgia, e nella Bibbia abbiamo tanti esempi di cammino:

- Adamo ed Eva (in fuga da Dio);
- Caino e Abele (in fuga per violenza e gelosia);
- la torre di Babele (per arrivare alla sede di Dio, per essere come Lui, ma senza di Lui);
- Davide (in retromarcia, per il peccato commesso);
- Giona (in fuga da Ninive);
- Erodiade e Giovanni il Battista (la prepotenza);
- al pozzo di Giacobbe, a mezzogiorno (La Samaritana, per non incontrare nessuno), oppure al mattino o alla sera (come Isacco e Rebecca);
- direzione di gruppo: Sinedrio / Magi / donne al sepolcro;
- e tanti altri cammini...

Ma nella Bibbia troviamo anche “il cammino” di Dio che è unico: l’uomo! L’incarnazione. Dio cerca l’uomo, va verso l'uomo! Dio cerca Adamo, Caino, Noè, Abramo, Mosè, … Poi si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. La vedova di Naim, Zaccheo, il buon ladrone… la parabola della pecorella smarrita, del buon samaritano, tutte prove che Dio è ostinatamente amorevole, Dio vuole te, cerca te!

Che bello sapere che c’è un Dio che è sempre in cammino, che è alla mia ricerca, anche quando io mi sono perso, anche quando io sto fuggendo da Lui.

Non fuggire sempre; lasciati cercare e trovare da Lui.

Don Aldino, Sorbolo, 26 aprile 2020

 

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Pace a voi - 19 aprile 2020


“Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!”.

Sono le prime parole che Gesù risorto rivolge ai discepoli che erano riuniti nel cenacolo “a porte chiuse” per paura dei Giudei. È il tipico saluto di Gesù e così inizia anche il vangelo di questa seconda domenica di Pasqua.

Sono davvero parole straordinarie quelle dette da Gesù e non sono solo un saluto (di francescana memoria: Pace e bene), o un semplice augurio (in un mondo sempre lacerato da lotte e discordie, la pace è il bene più prezioso), ma sono soprattutto un dono.

Sì Gesù Risorto ci dà la pace, la "sua" pace, ... ce la regala. L’aveva già detto durante la cena pasquale: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv. 14,27).

Il mondo la impone con la forza o con i giochi di potere e i ricatti politici. Gesù invece ce la regala, ce la dà gratis.

Sta a noi accoglierla come luce che illumina e riscalda, o come acqua fresca che irriga e disseta; sta a noi aprire il cuore che alle volte è chiuso, irrigidito o pieno di lacrime e di paura.

Una pace che scende sui nostri sensi di colpa, sulle nostre inadempienze, sui nostri peccati...

Gesù non rimprovera i discepoli: poteva ben farlo. Invece dà la sua pace: è il suo primo straordinario dono.

Un dono che oggi affida a tutti noi affinché riprendiamo con coraggio il nostro cammino festoso come suoi testimoni.

Don Aldino, Sorbolo, 19 aprile 2020

 

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“Al mattino presto, quand’era ancora buio...” - 12 aprile 2020


“Al mattino presto, quand’era ancora buio...”. Così inizia il vangelo di oggi, giorno di Pasqua.

Una cara amica, purtroppo venuta a mancare, qualche tempo fa mi scriveva in un biglietto: “Mi è sempre piaciuta l’alba più del tramonto”. Concordo pienamente con lei: anch’io preferisco l’alba, l’esplosione della luce, allo spegnersi del giorno, al buio della notte.

Di albe ne ho viste e contemplate tante: difficile dire la più bella. Certamente una delle più suggestive e indimenticabili è stata quella vissuta nell’agosto del 1988, con mio fratello, salendo lungo la via normale dal rifugio Gonnella sul monte Bianco. Si parte a mezzanotte dal rifugio, in cordata sul ghiacciaio alla luce della luna piena e della piccola pila frontale. Pian piano si superano i grandi crepacci e si sale... verso le 4 circa le prime luci, quando si è ormai sull’esile cresta de Bionnassay a 4.000 metri. Lo spettacolo è grandioso: di fronte le prime luci dell’alba, il nero che lascia il posto al rosso, poi all’arancione, al giallo e al bianco... una luce accecante che si riflette sul ghiaccio e sulla neve fresca. Un incanto: da restare a bocca aperta, e non solo perché manca letteralmente il fiato. Da una parte dello strapiombo c’è l’Italia e Courmayeur... dall’altra la Francia con Chamonix, sotto più di 2000 metri...

Chiedo scusa se mi sono permesso di ricordare questi fatti personali. Mi sono venuti in mente quest’anno rileggendo il vangelo della risurrezione.

Chissà che alba avranno visto le donne del vangelo, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome: non lo sappiamo. Sicuramente però qualcosa di unico e di straordinario come è ogni alba: è l’alba del primo giorno della settimana, è l’alba della Risurrezione di Gesù, della vittoria della vita sulla morte, della luce che vince le tenebre del peccato.

Lasciamoci illuminare il volto dalla luce del Risorto e siamo noi, oggi, portatori di luce, di speranza e di gioia a tutti.

Buon tempo pasquale a tutti,

don Aldino, 12 aprile 2020

 

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 Messaggio per la Settimana Santa - 5 aprile 2020


Condivido con voi due semplici e brevi pensieri sulla Pasqua che spero possano servire in questi giorni così unici e speciali, anche se difficili e dolorosi per la situazione che ben conosciamo dovuta all’emergenza del coronavirus.

Inizierei con la lettura di un brano del vangelo: Marco 16,1-8:

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». 8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

La paura delle donne... le nostre paure. Dalla paura allo stupore e alla gioia.

È il racconto della risurrezione di Gesù così come la descrive l’evangelista Marco. Un racconto a dir poco sconvolgente: per ben quattro volte si dice che le donne “erano piene di paura” e più avanti “non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”. Noi ci saremmo aspettati ben altro: luce, gioia, forza, coraggio. Invece questa sottolineatura quasi ossessiva che sembra bloccare e portare tutto all’oblio e all’insignificanza.

Ma sappiamo bene che da lì a poco tutto cambierà: con il dono dello Spirito Santo – coronamento della Pasqua – la paura si trasformerà in stupore, meraviglia senza fine, coraggio, grazia, e l’annuncio che Gesù è risorto arriverà fino agli estremi confini della terra.

Torniamo per un momento alla paura di Maria di Magdala, di Maria di Giacomo e Salome: “erano piene di paura”. Di fronte a Dio l’uomo “teme”: sente il suo limite, il suo essere “finito”, inadeguato, povero, piccolo, peccatore, fragile... Ricordiamo nella Bibbia alcune altre paure: quella di Adamo, quella di Caino, quella di Geremia, ma anche quella di Maria: “non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”...

Dio non si ferma di fronte alle nostre paure: piuttosto le trasforma in annuncio di vita, di speranza, di luce, di salvezza.

Ora anche noi siamo nella paura: paura del contagio, paura del domani, dell'insicurezza economica, della morte...

Ma Pasqua non vuol forse dire “PASSAGGIO”? Anche noi grazie alla nostra fede in Gesù siamo invitati a un passaggio: dalla paura a un sano timore, che vuol dire stupore, meraviglia, contemplazione, gioia vera, testimonianza coraggiosa per quanto il Signore ha fatto per noi.

 Gesù non cancella la croce, né ci spiega il perché, prende su di sé la croce, muore e risorge.

 Quante volte in questi giorni, e più in generale, di fronte alle grandi calamità e alle prove della vita, ci siamo chiesti e ci chiediamo: “sarà forse un castigo del Signore?”, “Perché il Signore non interviene a fermare la pandemia?”.

Ora nella sua vita Gesù non ha evitato la croce, non l’ha eliminata, ma l’ha presa su di sé, come tutto il peccato e il male del mondo. Lui non è venuto a dirci: “è colpa di tizio o di caio”... piuttosto è venuto a salvare, a guarire, a consolare e addirittura ha preso su di sé la croce ed è salito sul calvario, fino a morire per noi.

“Dal Suo sangue noi siamo stati guariti”! La croce, grazie a Gesù, da strumento di morte diventa vita per tutti e per sempre, gioia senza fine. 

La morte, lo sappiamo bene, non è la fine di tutto, ma un passaggio verso la vera vita; come il chicco di grano che, caduto in terra, muore ma produce una nuova vita e la spiga ricca di tanti chicchi.

Ecco allora il messaggio di speranza che ci viene da questa Pasqua 2020, così diversa dal solito e a dir poco surreale; come ci ricorda uno dei prefazi di Pasqua: “Gesù Cristo è il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita”.

Buona Pasqua di risurrezione a tutti,

Don Aldino, Sorbolo, 5 aprile 2020

 

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"Perché avete paura? Non avete ancora fede?" - 29 marzo 2020


Il breve messaggio che voglio inviare alla comunità parrocchiale all’inizio di questa quinta settimana di Quaresima non può essere che una riflessione sullo straordinario momento di preghiera guidato da Papa Francesco lo scorso venerdì 27 marzo, in una Piazza San Pietro straordinariamente deserta; momento di preghiera terminato con l’indulgenza plenaria.

Il brano evangelico di riferimento era Marco, capitolo 4, l’episodio della tempesta sedata. Gli apostoli si trovano in mezzo al lago di Genezareth, in mezzo a una violenta tempesta di vento e di onde; impauriti svegliano Gesù, che sembra dormire comodamente sulla barca: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. E Gesù che dopo aver calmato il vento e le onde, li rimprovera dolcemente: “Perché siete così paurosi? Non avere ancora fede?”.

Pagina straordinaria, attualissima in questa nostra grave situazione... viviamo TUTTI giorni difficili e pesanti. Ci sembra di essere tutti sopraffatti dalle onde del pericolo e della morte. Sentiamo nostro il grido angosciato dei discepoli: “Non t’importa che moriamo?”.

Ma Gesù NON è assente, non è lontano, non è addormentato. È con noi nella medesima barca. E ci invita ad avere FEDE in Lui. Se Lui è con noi, chi sarà contro di noi?

E allora NON abbiamo più paura, perché Lui vince il vento, la tempesta, ... il virus, ogni male, la morte.

Termino, riportando una celebre favola brasiliana, a me tanto cara.

Questa notte ho fatto un sogno: camminavo sulla sabbia e il Signore era con me.

Sullo schermo della notte appariva la mia vita, come tracce di due orme: passi miei e passi suoi, un ricamo di due trame sulla spiaggia della vita, orme mie, orme di Lui, del Compagno della mia vita.

Tutti i giorni, avanti avanti, sul sentiero della vita le mie orme con le sue, fino a quella che scompare...

Or, voltandomi a guardare osservai che in certi punti di due orme... ce n'era una, e lo schermo rimandava scene tristi, scene stanche, scene piene d'incertezza.

Nei miei giorni più dolorosi, nei miei giorni di paura, dove era il mio Signore?

Glielo chiesi preoccupato, forse anche un po' deluso: "Tu dicesti, mio Signore, che con me saresti stato ogni giorno della mia vita. E per questo io ho accettato di seguirti sulla spiaggia e di andare per il mondo, di dividere con te la fatica dei miei giorni. Ma perché lasciarmi solo nei momenti del bisogno, nell'angoscia senza nome, della pena più amara?".

Lui rispose: "Io ti dissi che sarei stato CON TE SEMPRE nel cammino, né t'avrei lasciato solo un istante della tua vita. In quei giorni che vedesti solo un'orma sulla sabbia, in quei giorni, figlio mio, sulle braccia io ti portavo".

Don Aldino, Sorbolo, 29 marzo 2020

 

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Distinguere l’utile dal necessario - 23 marzo 2020


Non mi considero un gran divoratore di libri, anche se un po' per passione, ma molto di più per forza (lo confesso), ne ho letti e studiati diversi.

In questi giorni di forzato riposo, me ne sono capitati tra le mani diversi, che ho riletto con vero piacere. Soprattutto uno, caro alla mia giovinezza (ormai lontana).

Il libro è: “Cittadella” di Antoine de Saint-Exupery. Un libro oserei dire sconosciuto a tanti; notissimo è invece l’autore, in quanto è suo il celeberrimo e famosissimo best-seller “Il piccolo principe”.

Una frase di questo libro mi è sempre rimasta impressa: “bisogna imparare a distinguere l’utile dal necessario”.

Credo che questo pensiero così breve sia estremamente vero e attuale in questo duro e lungo periodo dell’emergenza per il coronavirus.

Quante cose abbiamo ritenuto e riteniamo ancora “indispensabili”... ma è proprio così? Forse non sono solo falsi bisogni? Cose in fin dei conti effimere, banali, di cui possiamo tranquillamente fare a meno?

Questo tempo ci provoca dunque a distinguere, a discernere l’utile dal necessario, il superfluo dal veramente indispensabile per vivere e vivere bene.

Perché, come scrive sempre Antoine de Saint-Exupery: “non amo chi è sedentario nel cuore”; una frase che ricorda un detto di S. Ignazio d’Antiochia: “al termine della vita, saremo giudicati sull’amore” (unica cosa necessaria).

Buona quarta settimana di Quaresima,

Don Aldino, Sorbolo, 23 marzo 2020

 

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Un pensiero ai sacerdoti defunti - 22 marzo 2020


Come avete visto, anche questa domenica mi rivolgo, dalla mia quarantena, a voi, tramite lettera.

Un’altra lunga settimana è passata: lunga, pesante, opprimente, di morte. Non tanto per me (grazie a Dio continuo a star bene), ma per la nostra Italia, la nostra ragione, provincia e la nostra Diocesi.

Come sapete, in tre giorni sono volati in cielo ben tre sacerdoti e in totale fanno sei, senza contare un padre stimmatino e diversi missionari saveriani. Soprattutto don Fermo e don Giacomo, due presbiteri della bassa, nostri "vicini", con cui tutti noi, e io in particolare, abbiamo condiviso tanti momenti belli di fede, di amicizia e di ministero. Preti "unici", ognuno a loro modo, che hanno speso la loro vita per il popolo santo di Dio. Dolore sordo, grande, anche perché, date le circostanze che ben conosciamo, non abbiamo potuto dare un saluto corale come ben si meritavano. Avremo modo di farlo, appena sarà possibile: intanto va a loro la nostra preghiera di suffragio e il nostro grazie.

Un ultimo pensiero. Questa domenica, quarta di quaresima, è chiamata "laetare", domenica della gioia, il colore liturgico consigliato è il rosa, non il viola. Perché? Perché ormai Pasqua è vicina! Che il Signore ci dia la grazia di vivere in pienezza questa quaresima così particolare e unica, verso la gioia senza fine della Pasqua.

Rinnovo il mio grazie a don Franco, ai diaconi Marco e Manfredo.

Unito nella preghiera, saluto ciascuno di voi – uno per uno – e auguro una buona domenica. Con gratitudine,

Don Aldino, Sorbolo, 22 marzo 2020

 

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Impariamo dal chicco di grano - 17 marzo 2020


Dalla mia "piccola prigione" (= quarantena) ... (grazie a Dio sto meglio, anche se lo dico sottovoce perché mi restano ancora diversi giorni), provo a scrivere una piccola riflessione.

Venendo dalla campagna, mi lascio ispirare da lei: credo che questo tempo di coronavirus ci spinga un po’ alla profezia. E mi spiego. Il chicco di grano viene gettato nel terreno e muore. Tutto finito? Assolutamente no. Da lì a poco spunta una nuova pianta e nella spiga tanti chicchi maturi.

Credo che sia un po’ così anche nella nostra situazione. Noi adesso vediamo il seme marcito e basta, ma prima o poi la spiga con il frutto abbondante spunterà.

Allora ci possiamo fare una domanda: qual è il nuovo e il diverso che verrà dopo questo periodo che non sarà né breve né indolore (già ce ne siamo accorti) né semplice? Bella domanda: avremo modo di pensarci su e capire cosa vuole dirci il Signore, qual è il nuovo che ci indica.

Papa Francesco in Evangelii Gaudium diceva: "Non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma il cambiamento d’epoca".

Termino riportando un brano dell’angelus di domenica scorsa di Papa Francesco sulle relazioni in famiglia, mi sembra un bel pensiero. “Penso alle famiglie, chiuse, i bambini non vanno a scuola, forse i genitori non possono uscire; alcuni saranno in quarantena. Che il Signore li aiuti a scoprire nuovi modi, nuove espressioni di amore, di convivenza in questa situazione nuova. È un'occasione bella per ritrovare i veri affetti con una creatività nella famiglia. Preghiamo per la famiglia perché i rapporti nella famiglia in questo momento fioriscano sempre per il bene”.

Vi ricordo tutti nelle mie preghiere e - come dice sempre Papa Francesco - anche ricordatevi di me.

Buona terza settimana di quaresima. Con affetto,

Don Aldino, Sorbolo, 17 marzo 2020

 

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Isolato ma non solo - 14 marzo 2020


Qualcuno si sarà chiesto: ma dov’è finito il nostro don che non si vede nel video della messa della terza domenica di Quaresima?

Niente paura: ecco la risposta. Da giovedì sera sono anch’io – come tanti purtroppo – in quarantena per un possibile contagio da coronavirus. Attenzione: si parla di possibile contagio, non si sa di preciso, però meglio stare prudenti.

Be' anche i preti possono ammalarsi, ci mancherebbe... Grazie a Dio però per adesso sto abbastanza bene. Un po' di febbre, ossa rotte... ci vuole riposo, tanta pazienza e aspettare.

Vi ricordo tutti nelle mie preghiere e dico solo che mi mancate, e molto! Tutti! Soprattutto i giovani, i ragazzi, i bambini, gli anziani e le famiglie... Insomma tutti!

Grazie a don Franco, al diacono Marco e al diacono Manfredo: per un po' adesso tocca a loro...

Con una battuta, posso dire: uno scherzo da prete!

Grazie a tutti coloro che mi hanno chiamato, dimostrandomi vicinanza e affetto; un grazie particolare al nostro sindaco sempre presente e gentilissimo.

Termino chiedendo un vostro ricordo nella preghiera: affidiamoci al Signore e a Maria Santissima, Sua Madre; seguiamo le direttive che ci hanno dato e pian piano tutto andrà bene.

Don Aldino, Sorbolo, 14 marzo 2020

 

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Il suono delle campane - 11 marzo 2020


Sperando di essere di aiuto, invio un altro messaggio.

Qualcuno si sarà chiesto: ma che senso ha mantenere il suono delle campane, anche in questi giorni in cui non si celebra nemmeno l’Eucaristia feriale?

Mi sono posto anch’io questa domanda e ho trovato questa semplice possibile risposta, che condivido con voi.

Certo il suono delle campane di per sé è segno di festa, di gioia, di risurrezione e oggi noi siamo nel pieno del Venerdì Santo. Cosa c’è da festeggiare? Ben poco...

In realtà le campane sono anche e soprattutto un invito alla preghiera, uno stimolo forte a non perdere la speranza, a non cedere alla disperazione, a non mollare proprio adesso. Come dice il salmo 120: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra”.

Sì, alziamo il nostro sguardo al Signore; restiamo uniti nella preghiera che poi diventa carità vera; anche un semplice suono di campana può servire a ricordarci di Dio e a non disperare.

Don Aldino, Sorbolo, 11 marzo 2020

 

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Mi mancate... e tanto! - 9 marzo 2020


Buongiorno a tutti: come state? Spero tutti bene.

Volevo solo dirvi che mi mancate! E tanto... tanto. Mi sento orfano, come un padre o una madre a cui hanno di colpo sottratto i figli.

Ieri, come saprete, ho celebrato la S. Messa della domenica a porte chiuse: che fatica e che tristezza. Con un’immagine: come andare sul monte Bianco, se non di più.

Sì, il Signore Dio ci mette alla prova: confesso che il mio cuore è gonfio di lacrime. Abbiamo davanti diverse settimane difficili: ma un dolore ha un peso diverso quando lo si può portare anche sulle spalle di tanti amici.

Non disperiamo: non siamo soli, non siamo abbandonati. Dio non dimentica e non tradisce. Lui è fedele e ci tiene per mano. Fidiamoci di Lui.

Buona settimana,

Don Aldino, Sorbolo, 9 marzo 2020

 

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Fragili ma solidali - 4 marzo 2020


Stiamo vivendo un periodo a dir poco “unico” e surreale: l’emergenza del propagarsi del virus COVID-19 sta incidendo pesantemente nella normale vita di tutti noi ed inevitabilmente anche nella vita parrocchiale.

In questi giorni siamo “bombardati” da notizie, consigli, pareri di “esperti”, medici e virologi... ognuno dice la sua... Non voglio aggiungere nulla: basta e avanza. No alla paura, ma tanta prudenza e attenersi a quanto ci viene richiesto.

Faccio solo due piccole riflessioni.

1) Siamo umani, quindi fragili. Forse alle volte ce lo siamo dimenticati. Smania di onnipotenza, di grandezza... pensiamo di essere invincibili... e invece basta un piccolissimo virus ed ecco il panico, paura di una pandemia... i contagiati aumentano sempre più e ci sono già diversi decessi... quando finirà? Come difendersi? Come guarire?

2) Ma solidali. Tutto questo non deve però chiuderci nell’egoismo e nell’indifferenza. Tutt’altro: nella prova, non lasciamoci sopraffare dalla paura e dal terrore. Viviamo certo un momento difficile, ma non disperiamo. Dio non ci ha abbandonati, Dio non castiga nessuno; semmai cerchiamo di lanciare a tutti un messaggio forte affinché abbiamo più fede e diventiamo più umani, più solidali e più generosi.

Un grazie sincero e riconoscente e una preghiera a tutti i medici, operatori socio-sanitari, uomini e donne della sicurezza e dell’esercito, e ai governanti, in queste giornate convulse, che presumo non saranno brevi, e accompagnate da non facili decisioni, lavoro faticoso e pericoloso.

Don Aldino, Sorbolo, 4 marzo 2020

 

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