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Profili di preti: don Giovanni Guidorossi

Profili di preti è una sezione dedicata alla memoria grata di presbiteri defunti, sezione costruita sui testi scritti da don Domenico Magri in alcuni libri e fino al settembre 2018, poi, come in questa pagina, da don Stefano Rosati.

In questo caso, invece, riportiamo quanto scritto sul Supplemento n.9 della Gazzetta di Parma del 29 gennaio 1945, dedicato a

DON GIOVANNI GUIDOROSSI
(17 marzo 1801 - 13 gennaio 1845)

È pur mesto e doloroso l'ufficio ch'io compio. Pochi dì sono io lietamente conversava con quello di cui rammento adesso l'acerbissima morte. Egli a me con espressioni di amorevole confidenza apriva il suo cuore, ed io sì presto il dovea ricambiare con un lugubre lamento. E pure lo vidi florido in volto, vigoroso di membra, fresco di età! Chi allora mi avrebbe detto: tra poco lo piangerai estinto, e onorerai la sua memoria di qualche pietosa parola? Ma tale è la vita dell'uomo. Il Canonico Don Giovanni Guidorossi compieva al suo ufficio corale ne' primi Vespri della festa di Sant'Ilario: e il dì appresso all'ora medesima non era più tra i viventi, e le lagrime de' suoi Colleghi si mescevano ai cantici che la solennità di quel giorno innalzava al Signore. Un violento reuma ai precordj l'ebbe in poche ore disfatto.

Perdita, quanto inaspettata, altrettanto precoce: perocchè egli, nato in Parma nel 17 Marzo 1801 dal Dottor Angelo, e dalla signora Amalia Botti, non ancora avea scorsi 44 anni di vita. Perdita gravissima, e da ricordarsi lungo tempo, non dico dalla Madre superstite a tanto affanno e dagli affettuosi di lui fratelli e nipoti, ma da ogni ordine di persone che il conobbero. Pochi, lo dico senza temere la taccia di sparger menzogne sovra i sepolcri, pochi acquistarono tanto diritto alla stima e alla riconoscenza universale, quanto il Canonico Guidorossi. Il Revmo Capitolo di questa Chiesa Parmense perdè in lui un ornamento e un sostegno: perdè tutto il Clero un Sacerdote pio e immacolato: perderono molti religiosi Stabilimenti un abile e operosissimo Curatore: perdè un benemerito cittadino la società. Non già che opere romorose o straordinarie abbiano distinta la sua vita; chè in queste non istà certo il maggior merito, nè la maggiore utilità: ma perchè con singolare esattezza e con ordine e con perseveranza operò tutto quel bene, che la sua condizione e, le facoltà da Dio concedutegli comportavano.

Giovane, egli attese con fervore agli studj, ed a quelli specialmente che si richieggono per l'ecclesiastico ministero. Alunno nel Venerando Seminario, niuno de' compagni il superò nella saviezza del contegno e nell'adempimepto delle prescritte osservanze. Ordinato Sacerdote nel 20 Dicembre 1823, risplendette sempre per tutte quelle virtù che si addicono a questa dignità sublime e tremenda. Eletto indi a poco, cioè in Gennajo del 1824, a Canonico della Basilica Cattedrale, con insigne esempio di esattezza la più scrupolosa, e di una soda e sincera pietà, fu assiduo ad ogni parte, anche menoma e meno obbligatoria, del divino servigio; nè quasi mai le altre cure, di cui era gravato, a lui diedero motivo, come giustamente potevano darlo, di esentarsi dalle sagre funzioni. Custodì gelosamente le istituzioni dalla sapienza de' maggiori e dal lungo uso rendute venerabili; zelò il decoro della Casa di Dio; conciliò colla santità de' costumi e colla gravità del tratto venerazione al suo grado, e giovò considerabilmente con la sua avvedutezza e attività al Corpo cui si trovava aggregato. lmperciocchè, stato per ben dodici anni Amministratore delle comuni rendite Capitolari, ristorò il danno che per diversi gravi infortunj queste avevan sofferto, e rimise le cose in istato fiorente. Onde i suoi Confratelli in lui con illimitata confidenza riposavano; e ogni qual volta egli dovea, secondo gli statuti, scadere dall'accennata amministrazione, il che avveniva ad ogni biennio, sempre il pregavano colle istanze più vive a voler continuare; e quando finalmente al principiar di quest'anno, quasi presago dell'imminente suo fine, egli si mostrò fermo di rinunziare al gravoso incarico, volle quel Venerando Senato che a perpetua ricordanza ne' suoi Atti si registrasse quanto il Guidorossi coll'opera sua si fosse reso benemerito, e che a lui medesimo si esprimessero per lettera i comuni vivissimi ringraziamenti. E ciò che egli operò a vantaggio delle rendite di tutto il Corpo, il fece non meno per le particolari del suo Canonicato. Chè a ristorar fabbricati, ad innalzarne de' nuovi, a far piantagioni, e ad altri siffatti miglioramenti, impiegò tali sollecitudini e spese tal somma, che il vantaggio non potea riuscirne sensibile se non a' suoi successori, quand'anche così immatura non lo avesse sovraggiunto la morte.

Ebbe, come Canonico, altre non poche nè leggiere incumbenze. Fu tra i Membri del Consiglio che amministra la fabbrica del nostro Duomo. Fu più di una volta tra gl'Individui della Congregazione Conciliare, che presiede al Seminario. Ed è soprattutto da ricordarsi l'operato da lui a pro del Seminario di Berceto. Quando nel 1839 venne con provvido divisamento decretata la fondazione di un nuovo Seminario pei chierici dell'alta montagna, fu insieme con altri destinato il Canonico Guidorossi, prima a raccogliere offerte per tale scopo, indi a curare l'eseguimento della cosa. Egli ebbe perciò a sostenere per non breve tempo il carico di molteplici e rilevanti occupazioni. Ma persuaso com'era, e giustamente, del sommo vantaggio che da una tale istituzione ben coltivata e protetta sarebbe per venire alla Diocesi, vi si adoprò con uno zelo ammirabile, e anche dopo aperto ed avviato lo stabilimento continuò a giovarlo con tutto il suo potere. Il che dee senza dubbio avergli procacciato un merito singolarissimo presso al Signore.

E come negli annoverati sin qui, così in tutti gli altri incarichi che il nostro Canonico si addossava, i quali molti furono e tutti gratuiti, solea procedere con tanto interessamento quanto almeno messo ne avrebbe ne' proprii affari. E però non si contentò mai di far le cose in modo superficiale; nè a sè il merito, agli altri riserbò il peso dell'operare. Non risparmiò tempo, nè fatica, nè disagio, per procurare, quant'era nelle sue forze, il miglior esito degli affari a lui raccomandati. Lo dica la illustre Congregazione della Carità, che per venti anni l'ebbe a Confratello, più volte suo Capo, quasi del continuo nelle più difficili e moleste e gravose Deputerie. Lo dicano anch'esse le Reverende Madri Cappuccine, che lo aveano, quale Individuo della nobile Arciconfraternita del Duca, a curatore degl'interessi lor temporali. E lo dicano tante altre pie Società, cui fu aggregato, le quali a lui bene spesso i più rilevanti loro negozj affidavano. Tale la veneranda Congregazione de' Sacerdoti Parmensi intitolata dal Santo Confessor di Boemia; tale la Compagnia del Ss. Sacramento nella Basilica Cattedrale; tale la Congregazione del Rosario composta di alcuni cospicui personaggi della nostra Città.

Alle quali opere di pietà e di beneficenza cristiana molte altre sarebbon da aggiugnere, che il Guidorossi, quando l'opportunità presentavasi, e sempre con prudente discernimento, compieva. Beneficò molti chierici, non solo con provvide ammonizioni e consigli, ma anche procurando loro i mezzi onde mantenersi agli studj, e progredire negli Ordini. Ad uno tra gli altri, assai ben promettente, egli medesimo volle costituire del proprio, almeno per gran parte, il patrimonio ecclesiastico richiesto pel Suddiaconato. Quanto fosse largo coi poverelli, sovvenendo di vitto anche intere famiglie, si sa adesso perchè molti piangono il perduto benefattore, ma non si seppe lui vivo.

Nè il procurar ch'ei faceva per tanti modi il ben degli estranei gl'impedì di prendersi cura di quelli, che per vincoli di sangue più da presso gli appartenevano. A lui debbon molto i numerosi nipoti, del buon incamminamento de' quali fu sempre sollecito al sommo. Anzi per qualcheduno di essi volle spontaneo egli stesso sottostare a tutto il carico di loro educazione.

Così la vita del Canonico Guidorossi fu piena di opere virtuose e meritorie. Lui fortunato! che, camminando sicuro e diritto al lume dell'Evangelo, non si curò di vane ciance, nè di quistioni inconcludenti, e più gli premè di ben vivere che di pomposamente disputare.

Canonico Giacomo Lombardini

Parma, 28 gennaio 1845

(Il pdf di questo profilo è scaricabile da qui)