Origini della Chiesa di Sorbolo

(tratto da “Parliamo un po' di Sorbolo”, di Emilio Cocconi e Mario Clivio)


Titolari (patroni): Santi Faustino e Giovita, 15 Febbraio
Sagra: Madonna del Rosario, 1a domenica di Ottobre


L'origine della Chiesa Plebana di Sorbolo si può far risalire in data anteriore all'anno 1000, in quanto sono state ritrovate testimonianze in documenti notarili che risalgono all'anno 835. Si tratta di un rogito datato 15 giugno, esprimente le volontà testamentarie della regina Cunegonda, nipote del re Carlo Magno, con le quali disponeva un lascito a favore del monastero di S. Alessandro di Parma. In esso si nomina: “Ciò ch'è in Sorbolo, che è retto da Teusperto [nome del parroco del tempo]”.

Altro documento dell'11 giugno 1004 conferma l'esistenza della Chiesa Plebana di Sorbolo e viene citato il nome di “Rainfredus Archiprebister Sancti Faustini”.

Poi nell'anno 1197 il vescovo di Parma Obizzo I intervenne per sanare la disputa sorta tra l'arciprete di Sorbolo Uberto e la badessa Gilla del Monastero di S. Alessandro, relativa alla competenza della nomina dei chierici di Coenzo, causa risolta favorevolmente a vantaggio dell'arciprete.

Nel 1230 risultano annesse alla giurisdizione della Chiesa Plebana di Sorbolo le seguenti Cappelle:

  • S. Grisanto di Calpò,

  • S. Bartolomeo di Enzola,

  • S. Remigio di S. Sisto,

  • S. Cristoforo di Fossa nei pressi di Coenzo

  • S. Andrea di Enzano.

Posteriormente, nel 1299, nella Ratio Decimarum di trovano citati quattro Canonicati nella Chiesa di Sorbolo (con un “massaro” e un “prete”), mentre dell'anno 1354 i Canonicati divennero sei, una Prebenda Parrocchiale e le Chiese, oltre a quelle già nominate, erano:

  • S. Maria Oltr'Enza a Bersanello (Lentigione),

  • S. Vitale dell'Olmo,

  • Ospedale della Scalopia in Sorbolo,

  • Casa del Ponte dell'Enza di Sorbolo.

Di questo Ospedale e della Casa del Ponte (retta dai frati pontieri), si hanno diversi riferimenti, tra i quali il più significativo parla di un certo Januarius che era “Minister et Rector” della Casa del Ponte e dell'Ospedale.

In data 19 luglio 1200 egli accettò, quali conversi, certi Tebaldo Gambetta e la sua consorte, cittadini sorbolesi, quali “fratres et socios”, cioè come confratelli. Questi coniugi Gambetta avevano fatto donazione all'Ospedale di tutti i loro beni mobili e immobili. Questa donazione ed associazione fu accettata restando salvi i diritti dell'arciprete di Sorbolo.

Risulta anche, dai documenti consultati, l'esistenza a Sorbolo di un oratorio dedicato ai Santi Cosma e Damiano (Oltr'Enza?), ereditato dalla famiglia Ghidini che vi fondò un beneficio in data 24 settembre 1611. Alla metà del XV secolo, la chiesa di Sorbolo era in condizioni miserevoli, ed avendo ottenuto i conti Filippo e Gianbattista Garimberti il “juspatronato” della parrocchia (diritto di nomina del parroco), questi Signori ripararono a loro spese la chiesa e gli edifici annessi e ne aumentarono le rendite di un quarto.

Dunque, per questa eredità, il diritto di juspatronato è passato alla famiglia Mori-Lazzari. Nel “regestum vetum ante anno 1493 exaratum”, al Vicariato di Sorbolo vengono attribuite le seguenti Chiese:

  • Chiesa di S. Faustino di Sorbolo,

  • Chiesa di Santa Maria di Bersanello a Mane (Lentigione),

  • Chiesa di S. Andrea di Enzano,

  • Chiesa di S. Bartolomeo di Enzola,

  • Chiesa di S. Grisantomdi Casalpò,

  • Chiesa di S. Remigio di S. Sisto,

  • Chiesa di S. Cristoforo della Fossa (Coenzo),

  • Chiesa di S. Vitale di Olmo,

  • Chiesa di S. Siro Oltr'Enza (Coenzo a Mane),

  • Chiesa di S. Siro di Coenzo,

  • Casa del Ponte di Sorbolo,

  • Ospedale della Scalopia di Sorbolo.

Che la Chiesa Plebana di Sorbolo vanti origini romaniche lo testimoniano gli scavi nel presbiterio della chiesa, effettuati dopo il terremoto del 1971. Alla profondità di circa 2 metri, i muri perimetrali dell'antica abside, concentrici a quelli attuali, e quattro tronconi di colonne fanno presumere che l'antica Pieve risalga all'XI-XII secolo.

La torre campanaria è molto più recente, come del resto l'attuale chiesa di stile baroccheggiante. Infatti è stata alzata il 7 ottobre del 1699, dall'arciprete don Biggi, che aveva riparato anche la chiesa, come testimonia la lapide votiva posta sulla porta della sagrestia.


formella

Lapide posta sulla porticina della Sagrestia, che ricorda i lavori di restauro eseguiti nel 1667 dall'Arciprete Andrea Biggi. Vi sono raffigurati Maria e il Bambino assieme ai santi patroni, Faustino (in abito sacerdotale) e Giovita (con la veste diaconale).


Nel 1712, l'arciprete conte Don Pietro Scipione Garimberti fece decorare la chiesa, il cui soffitto era in cassettoni di legno. Sopra l'attuale falso volto, esiste ancora qualche frammento decorativo. Dal 1700 in poi, fino al 1813, la torre campanaria fu spesso riattata (copertura della cupola in rame) e fu aumentato il numero delle campane: inizialmente erano solo due, ma furono rifuse ed aumentate di peso diverse volte. L'ultima campana posta nel 1813 portava in latino questa iscrizione che traduciamo: “Lodo il vero Dio, chiamo il popolo, unisco il clero, piango i morti, metto in fuga la peste, orno la fama”. Durante l'ultima guerra le campane furono asportate per esigenza bellica e furono rimpiazzate da altre nuove dopo il conflitto.

Nel 1825 la chiesa abbisognava di nuovo di riparazioni e venne nominata una commissione formata da un perito e dai delegati dell'Opera Parrocchiale: Giuseppe Campanini (Presidente), Carlo Boccaci, Antonio Chiari, Luigi Caselli.

Negli anni 1831 e 1832, due spaventose scosse di terremoto danneggiarono enormemente la chiesa, tanto da essere incerti sulla convenienza di ripararla o di ricostruirla ex novo: fu scelta la prima via.

Il soffitto di cassettoni di legno, che era rovinato al suolo, fu rifatto e dipinto con falso volto di cannucce. Furono apportate modifiche e riparazioni per rinforzare le strutture dell'edificio. Infine, delle tre porte della facciata principale, si risparmiò solo quella centrale.

Tra le documentazioni più interessanti trovate nell'Archivio Parrocchiale, troviamo quella relativa alla fiorentissima “Compagnia del Suffragio”, costituita nell'anno 1634 ed avente per scopo il culto dei morti, tramite varie pratiche religiose a suffragio delle anime dei defunti.

Tra le cose più importanti della nostra chiesa plebana dobbiamo far rimarcare se seguenti opere:

  • la tela rappresentante il martirio dei Santi Faustino e Giovita, posta dietro l'altare maggiore, opera del pittore parmense Abate Peroni, risalente all'anno 1748;

  • i quindici Misteri del Rosario, costituiti da altrettanti piccoli “ovati” posti nella Cappella del Suffragio, opere di un buon pittore emiliano del '700, forse attribuibili al Gandolfi o a pittori a lui ispiratisi;

  • un armadio di noce, grande, ben intagliato, stile barocco, posto in sagrestia, acquistato personalmente (coi propri denari) dal Parroco Don Giovannetti nel 1812. Questo notevole armadio pare provenga dal Convento di S. Martino de' Bocci, i cui beni furono confiscati (come la corte di Frassinara) per ordine napoleonico.

  • Tela rappresentante la Madonna che siede su un alto trono con alla destra S. Giuseppe e a sinistra S. Caterina. È un dipinto a olio che risale al secolo XVI-XVII;

  • tela rappresentante S. Luigi Gonzaga. Olio del secolo XVII. È evidente la derivazione dalla scuola pittorica bolognese che fece capo a Giuseppe Maria Crespi;

  • tela rappresentante il “Battesimo di Cristo”. Olio del secolo XVII;

  • tela rappresentante l'Assunta. Olio del secolo XVII. La scuola è bolognese;

  • tela rappresentante S. Antonio da Padova. Olio del secolo XVII;

  • tela rappresentante S. Francesco. Olio del secolo XVIII;

  • tela rappresentante la “Visitazione”. Olio del XVIII secolo;

  • tela rappresentante la Madonna con Bambino ed angeli. Olio del XVI secolo;

  • mescolo in argento per battesimo. Nel manico ornato di conchigliette e foglioline finemente lavorate è inserita una medaglia con il busto di Innocenzo XI nel rectus e nel verso lo Spirito Santo. Si hanno le iscrizioni: “INNOCENTIUS.XI.PONT.MAX.” nel recto e: “FIAT.PAX.IN VIRTUTE TUA. 1676”. Nello scodellino è la legenda: “ILLUXIT ILLUCESCAT ADHUC E ROMA”;

  • due antifonari o libri corali datati 1500 e quindi appartenenti all'età degli “incunaboli”, ovvero ai primi libri stampati;

  • registro dei battezzati risalente al 1562. Di età poco inferiore sono presenti anche registri di morti, nati, matrimoni.


Vicariato di Sorbolo: stato del Vicariato nell'anno 1858


Il Vicariato di Sorbolo si compone delle seguenti Parrocchie:

  1. Parrocchia Plebana di Sorbolo intitolata ai SS. Faustino e Giovita;
  2. Parrocchia figliale di Enzano intitolata a S. Andrea Apostolo;
  3. Parrocchia figliale di Coenzo intitolata a S. Siro Vescovo;
  4. Parrocchia Plebana di Casaltone intitolata alla Purificazione della Beata Vergine.

La Chiesa Plebana di Sorbolo, sede nel 1858 del Vicario Foraneo Don Alessandro Catelli, che ne è arciprete, è di diritto Patronato della nobile famiglia Garimberti di Parma. A questo patronato pretende ancora la famiglia Lalatta.
Nel 1911 l'Arciprete Don Anselmo Pattini stipulò con l'amministrazione comunale la cessione del “Pizzo”, appezzamento di terra posto davanti alla Chiesa, al fine di consentire la sistemazione della Piazza del capoluogo. Davanti alla Chiesa, prima d'allora, vi era il Cimitero e un orto e l'attuale piazza era attraversata dai due canali Gambalone Vivo e Gambalone Morto.
Nel 1900 era stato costruito l'attuale Municipio con due aule scolastiche, successivamente ampliate.